
Le donne rappresentano oggi la maggioranza dei laureati in Italia e oltre il 42% dei dottori di ricerca nelle discipline Stem, una quota superiore alla media europea. Nonostante questo, la loro presenza si riduce progressivamente lungo la carriera accademica, fino a raggiungere il 29% dei professori ordinari in ambito biomedico. Un dato che conferma come l'aumento della componente femminile nella ricerca non si traduca ancora in un'effettiva parità di opportunità.
In questo contesto si inserisce lo studio pubblicato sull'European Journal of Cancer Prevention, promosso dal Club Top Italian Women Scientists (Tiws) e sostenuto da Fondazione Onda Ets. L'indagine, condotta su ricercatrici senior con una produzione scientifica continuativa e di elevato impatto, mostra che l'89% delle intervistate ha incontrato almeno una barriera legata al genere durante la carriera, mentre il 91% riferisce difficoltà nel conciliare attività professionale e vita privata.
Leadership e carriera restano i principali ostacoli
Lo studio evidenzia come il riconoscimento scientifico non sia sufficiente a garantire pari opportunità di crescita professionale. Il 57% delle ricercatrici segnala maggiori difficoltà nell'accesso ai ruoli di leadership, il 52% nella progressione di carriera e il 39% riferisce di aver sperimentato stereotipi o pregiudizi nei confronti delle donne impegnate nella ricerca biomedica.
Il quadro si riflette anche sulla soddisfazione professionale: soltanto il 17% delle intervistate si dichiara soddisfatta dell'attuale livello di parità e inclusività nel settore, mentre il 37% afferma di aver preso in considerazione almeno una volta l'ipotesi di lasciare la ricerca biomedica o di cambiare organizzazione.
Il peso della conciliazione tra lavoro e vita privata
Alle difficoltà di carriera si aggiungono quelle legate all'organizzazione del lavoro. Il 56% delle ricercatrici dichiara di non riuscire a disconnettersi completamente dagli impegni professionali e la stessa quota lamenta di non avere tempo sufficiente da dedicare a sé. Tra le intervistate con figli, nove su dieci riferiscono difficoltà da moderate a severe nel conciliare la cura dei bambini con la carriera, mentre il 72% ha prestato assistenza anche ad altri familiari.
Tra le priorità indicate dalle ricercatrici figurano l'aumento della presenza femminile nei ruoli decisionali (74%), maggiori strumenti per la conciliazione tra vita privata e lavoro (65%), una più adeguata valorizzazione del contributo delle scienziate attraverso riconoscimenti e opportunità di visibilità (59%), una maggiore flessibilità lavorativa (56%) e politiche concrete per favorire avanzamenti di carriera e promozioni (54%).




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