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Neuroblastoma vicino al midollo spinale, salvata una bambina con una strategia chirurgica su misura

Al Bambino Gesù rimossa completamente una massa che comprimeva un nervo della gamba. Decisivi il monitoraggio in tempo reale del sistema nervoso e il lavoro coordinato di più specialisti
Oncologia
Sanità pubblica

Poco più di un anno e una diagnosi di neuroblastoma esteso nel canale vertebrale. È la storia della piccola paziente operata all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma grazie a un intervento ad alta complessità, che ha coinvolto un’équipe multidisciplinare composta da chirurghi, oncologi, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti. Per pianificare ogni fase della procedura sono state utilizzate simulazioni tridimensionali avanzate, mentre l’accesso al tumore è avvenuto attraverso una delicata via posteriore, dalla schiena, scelta per garantire la massima sicurezza e precisione.

«Ogni millimetro conta»

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La massa tumorale si era estesa all'interno del canale vertebrale fino a comprimere uno dei nervi coinvolti nel movimento della gamba. Una situazione particolarmente delicata, perché ogni manovra chirurgica comporta il rischio di provocare danni neurologici permanenti. Dopo la biopsia diagnostica e il trattamento chemioterapico previsto dai protocolli, la riduzione del tumore ha reso possibile programmare l'intervento di rimozione. «Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta – spiega il dottor Andrea Carai, responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Il monitoraggio neurofisiologico ci permette di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora. Integrando neurochirurgia, neurofisiologia, anestesia e chirurgia oncologica possiamo affrontare interventi estremamente delicati con un livello di sicurezza più elevato».

Un'operazione guidata in tempo reale dai segnali del sistema nervoso

Per tutta la durata dell'intervento, il sistema nervoso della piccola paziente è stato monitorato costantemente attraverso una tecnica chiamata monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio. Si tratta di una tecnologia che consente agli specialisti di controllare in tempo reale il funzionamento dei nervi e di verificare immediatamente eventuali alterazioni durante il lavoro del chirurgo. In pratica, il neurofisiologo può individuare con precisione le strutture nervose più delicate e seguirne l'attività mentre vengono eseguite le manovre chirurgiche. Le informazioni raccolte consentono all'équipe di procedere con maggiore accuratezza e di proteggere le funzioni neurologiche più importanti.

Un equilibrio delicato anche per l'anestesia

A rendere ancora più complessa la procedura è stata la necessità di mantenere sempre affidabili i segnali registrati dal monitoraggio neurofisiologico. Per questo motivo i medici hanno scelto una tecnica di anestesia totale endovenosa, calibrando attentamente farmaci e dosaggi. Alcuni anestetici utilizzati abitualmente possono infatti interferire con le risposte nervose registrate durante l'operazione. In questo caso, anestesisti e neurofisiologi hanno lavorato in stretta sinergia adattando continuamente la gestione anestesiologica per garantire contemporaneamente sicurezza, controllo del dolore e qualità del monitoraggio.

Un risultato possibile grazie alla collaborazione tra specialisti

Secondo gli esperti del Bambino Gesù, procedure di questo tipo possono essere affrontate soltanto in centri con una consolidata esperienza multidisciplinare, dove diverse competenze lavorano contemporaneamente per lo stesso obiettivo. «La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l'approccio chirurgico. L'obiettivo era rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti», sottolinea il dottor Giorgio Persano dell'Unità operativa semplice di Chirurgia Oncologica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù guidata dal dottor Alessandro Crocoli e afferente all'Unità operativa complessa di Chirurgia Generale Pediatrica e d'Urgenza.

Già iniziato il percorso di recupero

L'operazione si è conclusa con la completa asportazione del neuroblastoma. La bambina è stata dimessa sei giorni dopo l'intervento e ha già iniziato il percorso riabilitativo. Un risultato che conferma il valore delle strategie sempre più personalizzate nella cura dei tumori pediatrici complessi, con l'obiettivo non soltanto di eliminare la malattia, ma anche di preservare al meglio le funzioni neurologiche e la qualità di vita futura dei piccoli pazienti.

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