
Le patologie respiratorie incidono in modo rilevante sull’assistenza pediatrica, soprattutto nei primi anni di vita. Asma e wheezing prescolare sono tra le più comuni cause di sintomi respiratori ricorrenti e di ricorso a cure non programmate nei bambini.
Pur con una presentazione clinica eterogenea, l’asma pediatrica può associarsi a riacutizzazioni e accessi in urgenza anche nelle forme apparentemente lievi. Il controllo dell’infiammazione bronchiale con corticosteroidi inalatori è inoltre un cardine per ridurre esacerbazioni e mortalità correlata alla malattia.
Nella gestione della riacutizzazione asmatica, i corticosteroidi sistemici sono impiegati nei quadri selezionati per attenuare l’infiammazione e ridurre il rischio di peggioramento. Il desametasone è una possibile alternativa ai cicli più prolungati con prednisone o prednisolone: le raccomandazioni GINA prevedono per questo farmaco un trattamento totale di uno o due giorni.
Lo studio retrospettivo ha analizzato la variabilità prescrittiva e l’utilità di una seconda dose nei bambini e adolescenti dimessi da due Dipartimenti di emergenza dopo una crisi d’asma. La coorte comprendeva 2.063 pazienti tra 2 e 20 anni; 1.277, pari al 61,9%, hanno ricevuto una prescrizione per una seconda dose alla dimissione.
Dopo aggiustamento con propensity score e ponderazione inversa della probabilità di trattamento, il riaccesso in DEA entro 14 giorni si è verificato nel 5,2% dei pazienti trattati con una dose e nel 5,7% di quelli trattati con due dosi. La differenza assoluta è stata dello 0,45%, con intervallo di confidenza al 95% da –1,4% a 2,3%.
Anche l’ospedalizzazione entro 14 giorni è risultata praticamente sovrapponibile: 0,85% nel gruppo a dose singola e 0,83% nel gruppo a doppia dose. I dati non mostrano quindi un vantaggio clinico misurabile associato all’estensione dello schema terapeutico.
Una seconda somministrazione non equivale automaticamente a un danno clinico, ma comporta una maggiore esposizione a corticosteroide sistemico senza un beneficio dimostrato dalla coorte esaminata. Nei trattamenti brevi possono comparire insonnia, aumento dell’appetito, disturbi gastrointestinali e modificazioni transitorie dell’umore o del comportamento; l’attenzione aumenta con cicli ripetuti e con l’esposizione cumulativa nel tempo.
In quest’ottica, l’obiettivo non è negare il valore dei corticosteroidi sistemici nella riacutizzazione, ma impiegarli per la durata necessaria. La semplificazione terapeutica può sostenere l’aderenza dei caregiver e ridurre prescrizioni potenzialmente evitabili.
Per il farmacista ospedaliero e territoriale, questi risultati rafforzano il valore della verifica di appropriatezza della terapia alla dimissione. In assenza di una chiara indicazione clinica alla seconda dose, la medication review può intercettare un’esposizione sistemica aggiuntiva non indispensabile e favorire il confronto con il prescrittore.
Il counselling a genitori e caregiver può concentrarsi sul rispetto delle indicazioni ricevute, sulla corretta tecnica inalatoria e sull’aderenza alla terapia di fondo eventualmente prevista. Un piano d’azione personalizzato per l’asma aiuta inoltre le famiglie a riconoscere il peggioramento dei sintomi e a seguire le istruzioni condivise con pediatra e centro di cura.




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