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Vaccini, l'EMA aggiorna le evidenze contro dubbi e false informazioni

Autismo, alluminio, tiomersale e vaccini combinati: l'Agenzia europea riassume conoscenze consolidate da decenni che continuano a essere messe in discussione
Istituzioni

Non sono nuove scoperte scientifiche. Sono, al contrario, conoscenze consolidate attraverso decenni di ricerca, esperienza clinica e farmacovigilanza: i vaccini non causano l'autismo, le quantità di alluminio utilizzate come adiuvante non risultano associate a un aumento del rischio di autismo e separare le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia non offre vantaggi rispetto al vaccino combinato. Eppure la persistenza di dubbi e false informazioni nel dibattito pubblico rende ancora necessario ricordarlo.

È con questa finalità che l'European Medicines Agency (EMA) ha aggiornato la propria documentazione dedicata alle principali preoccupazioni, domande e false affermazioni sui vaccini. L'ultimo intervento risale al 12 agosto 2026 e introduce nuove informazioni sui calendari vaccinali dell'infanzia, aggiornando anche le evidenze richiamate sul presunto rapporto tra vaccinazioni e autismo. Un precedente aggiornamento, dell'8 aprile, aveva invece ampliato la sezione dedicata agli adiuvanti e all'alluminio.

Più che introdurre nuove conoscenze, quindi, l'Agenzia europea compie un'operazione di ricapitolazione delle evidenze scientifiche disponibili, rivolta tanto ai cittadini quanto agli operatori sanitari. Un'esigenza che resta attuale proprio perché affermazioni smentite da tempo continuano a circolare e ad alimentare esitazione e sfiducia nei confronti delle vaccinazioni.

Autismo e vaccini, cosa dicono oltre vent'anni di studi

Il caso più evidente riguarda il presunto rapporto tra vaccini e autismo. L'EMA ricostruisce l'origine della convinzione tornando allo studio pubblicato nel 1998 che ipotizzava un'associazione tra vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) e autismo. Quello studio fu successivamente ritirato dopo l'emersione di dati falsificati, ma la sua influenza sul dibattito pubblico è sopravvissuta alla sua stessa validità scientifica.

Da allora, più di vent'anni di ricerca non hanno mostrato un'associazione tra vaccinazione e autismo. Le evidenze richiamate dall'Agenzia comprendono studi condotti con metodologie differenti e in diversi Paesi.

Le analisi ecologiche realizzate nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Giappone e in Canada non hanno individuato correlazioni tra copertura vaccinale contro il morbillo e incidenza dell'autismo. Alla stessa conclusione sono arrivati studi caso-controllo effettuati confrontando la storia vaccinale di bambini con e senza diagnosi di autismo.

A queste evidenze si aggiungono gli studi di coorte. Tra quelli citati dall'EMA figura una ricerca nazionale danese che ha seguito oltre 650mila bambini nati tra il 1999 e il 2010, senza rilevare un aumento del rischio di autismo dopo la vaccinazione MMR, neppure nei gruppi considerati maggiormente suscettibili. La conclusione dell'Agenzia è quindi netta: le evidenze scientifiche accumulate non mostrano che i vaccini provochino l'autismo.

Alluminio e adiuvanti: una storia di utilizzo lunga quasi un secolo

Un'altra area sulla quale si concentrano dubbi e informazioni fuorvianti riguarda gli adiuvanti, utilizzati in alcuni vaccini per potenziare la risposta immunitaria.

Tra questi figurano i sali di alluminio, impiegati nei vaccini fin dagli anni Trenta. L'EMA ricorda che vengono utilizzati in quantità molto ridotte e che il loro profilo di sicurezza deriva ormai da quasi un secolo di esperienza. Lo standard europeo sulla qualità dei medicinali fissa a 1,25 milligrammi per dose il limite massimo di alluminio nei vaccini e, nella maggior parte dei prodotti che utilizzano questi adiuvanti, le quantità sono inferiori.

Anche in questo caso l'Agenzia affronta direttamente una delle affermazioni circolate negli anni: quella di un possibile rapporto con l'autismo. Le evidenze scientifiche considerate affidabili, ribadisce EMA, non mostrano un'associazione tra le quantità di alluminio presenti nei vaccini e l’autismo. Tra gli studi richiamati figura anche una ricerca di coorte nazionale pubblicata nel 2025 sull'esposizione ai vaccini adsorbiti con alluminio e le patologie croniche dell'infanzia.

Tiomersale, una sostanza ormai quasi scomparsa

Il documento affronta anche il tiomersale, composto contenente mercurio utilizzato per decenni come conservante in alcuni vaccini. Anche su questo punto l'EMA richiama le evidenze disponibili: non è stata dimostrata un'associazione tra vaccini contenenti tiomersale e specifici disturbi del neurosviluppo. Il principale rischio conosciuto è rappresentato dalla possibilità di reazioni allergiche.

La questione ha inoltre assunto dimensioni progressivamente più limitate perché l'impiego del tiomersale nei vaccini si è drasticamente ridotto. Tra i prodotti autorizzati centralmente nell'Unione europea, precisa l'Agenzia, è presente in quantità molto basse soltanto in alcune formulazioni multidose di vaccini antinfluenzali predisposti per eventuali pandemie. Prodotti che non sono normalmente commercializzati e che possono essere utilizzati esclusivamente in caso di pandemia influenzale.

Separare morbillo, parotite e rosolia non aumenta la sicurezza

L'aggiornamento dedica particolare attenzione anche alle vaccinazioni infantili e al dubbio che possa essere preferibile somministrare separatamente i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia invece di utilizzare il vaccino combinato MMR.

Le evidenze raccolte in decenni di utilizzo non indicano alcun vantaggio nella separazione delle tre vaccinazioni. La somministrazione combinata non aumenta il rischio di effetti indesiderati, mentre distribuire le vaccinazioni su un periodo più lungo può ritardare la protezione e lasciare il bambino suscettibile alle infezioni per un tempo maggiore.

La frammentazione comporterebbe inoltre più accessi ai servizi sanitari e una maggiore complessità del percorso vaccinale, con il possibile effetto di ridurre la probabilità di completare nei tempi previsti tutte le vaccinazioni raccomandate. Lo stesso principio riguarda la somministrazione contemporanea di vaccini differenti. Si tratta di una pratica consolidata e sottoposta a specifiche valutazioni di sicurezza ed efficacia. L'EMA ricorda, per esempio, che il vaccino MMR può essere somministrato insieme ad altri vaccini dell'infanzia.

Calendari differenti, ma basati sulla valutazione delle evidenze

Non esiste invece necessariamente un unico calendario vaccinale identico in tutta Europa. Tempi e vaccinazioni previste possono differire tra i Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo in funzione dell'epidemiologia delle malattie, delle coperture raggiunte e dei rischi presenti nelle diverse popolazioni.

Le decisioni nazionali sono generalmente supportate dai National Immunisation Technical Advisory Groups (NITAG), organismi tecnici incaricati di valutare le evidenze disponibili e formulare raccomandazioni. L'obiettivo resta comune: ottenere la protezione dalle malattie prevenibili con vaccino nel momento in cui questa può produrre il maggiore beneficio e ridurre il periodo durante il quale soprattutto i bambini rimangono esposti alle infezioni.

Perché EMA torna su conoscenze già consolidate

L'aggiornamento assume un significato che va oltre le singole domande. Nell'aprile scorso l'EMA ha istituito anche un Advisory Group on Vaccine Confidence, incaricato di contribuire alle attività dell'Agenzia sulla comprensione della scienza dei vaccini, sulla comunicazione dei benefici e dei rischi e sul contrasto alle false informazioni. L'Agenzia considera infatti l'esitazione vaccinale una crescente minaccia per la salute pubblica e collega la perdita di fiducia alla possibilità che malattie prevenibili, come il morbillo, tornino a diffondersi.

La risposta scelta è quella di rendere più accessibili evidenze che, sul piano scientifico, in molti casi non rappresentano più questioni aperte. La sicurezza dei vaccini autorizzati nello Spazio economico europeo continua inoltre a essere monitorata attraverso la farmacovigilanza, utilizzando dati provenienti dagli studi clinici, dalla letteratura, dagli studi successivi all'autorizzazione e dalle segnalazioni di sospette reazioni avverse.

Che nel 2026 sia ancora necessario spiegare perché i vaccini non causano l'autismo o perché separare arbitrariamente le vaccinazioni non le renda più sicure dice quindi qualcosa non tanto sullo stato delle conoscenze scientifiche, quanto sulla distanza che può ancora esistere tra quelle conoscenze e la loro percezione nel dibattito pubblico.

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