
Non solo conoscere le mutazioni che caratterizzano un tumore ma osservare dove si trovano le cellule, come interagiscono tra loro e quali segnali si scambiano con l'ambiente circostante per capire il modo in cui una neoplasia nasce, si evolve e reagisce alle cure. È questa la promessa della spatial biology, o biologia spaziale, tra i temi più discussi dell'11° Annual Meeting della Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute, organizzato in collaborazione con l’Istituto dei tumori Fondazione Pascale. A parlarne è Alfredo Budillon, direttore scientifico del Pascale e presidente del congresso.
La geografia del cancro
Negli ultimi anni la ricerca oncologica ha compiuto enormi passi avanti nell'identificare le alterazioni genetiche che guidano lo sviluppo dei tumori. Oggi, però, gli scienziati guardano oltre il singolo patrimonio genetico delle cellule. L'obiettivo è ricostruire una vera e propria geografia della malattia. Non conta soltanto quali cellule sono presenti all'interno della massa tumorale, ma anche la loro posizione e le relazioni che instaurano. Alcune cellule possono favorire la crescita del tumore, altre ostacolarla; alcune collaborano con il sistema immunitario, altre contribuiscono a proteggerlo dagli attacchi delle difese dell'organismo.
Dalla fotografia alla mappa tridimensionale
A rendere possibile questo cambio di prospettiva sono tecnologie innovative come la spatial transcriptomics, che consentono di studiare l'attività dei geni mantenendo l'informazione sulla posizione delle cellule nel tessuto. In pratica, il tumore non viene più osservato come una semplice fotografia statica, ma come una mappa tridimensionale in cui ogni elemento conserva il proprio contesto biologico. Un approccio che permette di comprendere meglio il ruolo del cosiddetto microambiente tumorale, l'insieme di cellule, vasi sanguigni e componenti immunitarie che circondano la neoplasia e ne influenzano l'evoluzione.
Perché alcuni pazienti rispondono alle immunoterapie e altri no
Tra le possibili applicazioni della biologia spaziale c'è la comprensione delle differenze di risposta alle immunoterapie, che hanno rivoluzionato il trattamento di numerosi tumori ma non garantiscono benefici uguali per tutti i pazienti. La spiegazione, infatti, potrebbe non risiedere esclusivamente nelle caratteristiche della cellula tumorale. A fare la differenza può essere la presenza di specifiche cellule immunitarie nelle vicinanze, la loro distribuzione all'interno del tessuto oppure i segnali molecolari che circolano nel microambiente. Capire queste dinamiche potrebbe consentire di identificare nuovi biomarcatori e di selezionare con maggiore precisione i pazienti che hanno maggiori probabilità di beneficiare di un determinato trattamento.
L'intelligenza artificiale entra nei laboratori di oncologia
L'enorme quantità di informazioni generate dalle nuove tecnologie pone però una sfida altrettanto importante: come analizzare milioni di dati provenienti contemporaneamente da immagini microscopiche, profili genetici, caratteristiche molecolari e informazioni cliniche? Per rispondere a questa esigenza, la ricerca oncologica sta integrando sempre più gli strumenti di intelligenza artificiale e di patologia computazionale. Gli algoritmi possono infatti individuare correlazioni e pattern difficili da riconoscere attraverso l'analisi tradizionale, aiutando i ricercatori a interpretare sistemi biologici estremamente complessi. Non si tratta di sostituire il medico o il patologo, ma di fornire strumenti in grado di integrare grandi quantità di informazioni e trasformarle in conoscenza clinicamente utile.
Verso una maggiore personalizzazione delle cure
La convergenza tra genomica, biologia spaziale, immunologia e intelligenza artificiale rappresenta uno dei passaggi più significativi nell'evoluzione della medicina di precisione. L'obiettivo non è più soltanto classificare un tumore in base al suo tipo istologico o alle mutazioni che presenta, ma comprendere che cosa renda quella malattia unica nel singolo paziente. Una conoscenza sempre più dettagliata che potrebbe tradursi, nei prossimi anni, in strategie terapeutiche più efficaci e realmente personalizzate. Per questo la capacità di osservare il cancro nel suo contesto biologico sta emergendo come una delle nuove frontiere dell'oncologia: entrare sempre più in profondità nella complessità del tumore per individuare i suoi punti deboli e, in futuro, colpirlo con maggiore precisione.




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