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Salute mentale, supporto presente solo nel 43% delle Case di Comunità

Su 781 strutture con almeno un servizio attivo, 334 offrono supporto per la salute mentale. La Sip chiede una rete integrata con Dsm, medici di famiglia e servizi sociali
Psichiatria
Sanità pubblica

Le Case di Comunità possono diventare uno dei punti di accesso alla salute mentale sul territorio, ma oggi il supporto dedicato è presente in meno della metà delle strutture che hanno avviato almeno un servizio. Delle 1.715 Case di Comunità programmate, 781 risultano parzialmente attive e soltanto 334, il 42,8%, dispongono di servizi per la salute mentale.

A richiamare l'attenzione sui dati è la Società italiana di psichiatria (Sip), in vista della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre. Il quadro viene completato dai dati Agenas 2026: delle strutture programmate, appena 66 risultano pienamente operative secondo gli standard previsti. Per gli psichiatri, però, la questione non consiste semplicemente nell'aggiungere un servizio alle Case di Comunità. La nuova assistenza di prossimità deve essere collegata alla rete della salute mentale già esistente, evitando la costruzione di percorsi paralleli.

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Quasi 850mila persone assistite dai Dipartimenti

La dimensione della domanda emerge dai dati sull'attività dei Dipartimenti di salute mentale. Nel 2024 sono state assistite quasi 850mila persone e sono state erogate complessivamente oltre 10 milioni di prestazioni, con una media di 13,6 interventi per utente. L'assistenza rimane però fortemente concentrata all'interno delle strutture. L'81,7% delle prestazioni viene effettuato nelle sedi dei Dipartimenti di salute mentale, mentre soltanto l'8,3% avviene a domicilio.

È su questa organizzazione che dovrebbe innestarsi progressivamente la rete dell'assistenza territoriale. La Sip indica la necessità di mettere in relazione Case di Comunità, Centri di salute mentale, cure primarie, Consultori familiari e servizi sociali. "Le Case di Comunità rappresentano un'opportunità importante per intercettare precocemente il disagio e avvicinare la salute mentale ai luoghi nei quali le persone incontrano il sistema sanitario", spiega Guido Di Sciascio, co-presidente della Sip e direttore del Dipartimento di Salute mentale dell'Asl di Bari.

Ma la presenza sul territorio, da sola, non basta. "Devono essere fortemente integrate con i Dipartimenti e i Centri di Salute Mentale, con la medicina generale e con gli altri servizi già presenti sul territorio", aggiunge Di Sciascio.

Un Centro di salute mentale ogni 1,4 Case di Comunità

Secondo la Sip, l'integrazione sarebbe sostenibile anche dal punto di vista organizzativo. Quando tutte le Case di Comunità programmate saranno attivate, il rapporto sarà di circa un Centro di salute mentale ogni 1,4 Case di Comunità.

L'ipotesi non è quindi trasferire nelle Case di Comunità le funzioni specialistiche dei Csm, ma costruire collegamenti capaci di intercettare prima il bisogno e accompagnare la persona verso il livello assistenziale appropriato.

Una rete di questo tipo dovrebbe coinvolgere anche la medicina generale e i servizi sociali, particolarmente importanti quando al disturbo mentale si associano condizioni di fragilità familiare, economica o abitativa.

Pazienti e famiglie nella progettazione delle cure

La Sip richiama infine un ulteriore elemento: la partecipazione delle persone con esperienza diretta di disturbo mentale e delle loro famiglie alla costruzione dei percorsi assistenziali.

"Coinvolgere realmente le persone con esperienza di disturbo mentale e le loro famiglie significa superare un modello nel quale il paziente è soltanto destinatario delle cure", sottolinea Antonio Vita, co-presidente della Sip e professore ordinario di Psichiatria all'Università di Brescia.

La richiesta è quella di arrivare a una rete territoriale integrata e multiprofessionale nella quale il paziente partecipi anche alla definizione del percorso di cura.

In occasione della Giornata mondiale del 10 ottobre, la Sip rinnoverà inoltre l'iniziativa simbolica dell'illuminazione in verde di palazzi e monumenti italiani. Ma il dato sulle Case di Comunità riporta l'attenzione soprattutto sul passaggio ancora da completare: fare della nuova rete territoriale anche un punto di accesso effettivo alla salute mentale.

Psichiatria
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