
La mancanza di una biopsia non esclude il riconoscimento di una malattia professionale da amianto quando le condizioni cliniche del paziente impediscono di eseguire l'esame e gli altri elementi disponibili consentono di ricostruire diagnosi e nesso causale. È quanto emerge dal caso di un lavoratore morto dopo la diagnosi di un tumore polmonare, per il quale l'INAIL aveva inizialmente respinto la richiesta presentata dai familiari.
A causa della gravità delle condizioni di salute dell'uomo non era stato infatti possibile effettuare biopsie e indagini istologiche. Il riconoscimento è arrivato successivamente, dopo un ricorso corredato da una perizia medico-legale.
Quando l'istologia non è disponibile
L'assenza dell'esame istologico non è stata considerata sufficiente a escludere l'origine professionale della patologia. Nella valutazione sono confluiti diversi elementi: la documentata esposizione lavorativa all'amianto, precedenti riconoscimenti di malattia professionale per placche pleuriche e asbestosi e la localizzazione polmonare della neoplasia.
La questione è rilevante sul piano medico-legale. La biopsia rappresenta uno strumento fondamentale per la caratterizzazione di una neoplasia, ma in determinate condizioni cliniche può non essere possibile eseguirla. L'impossibilità di ottenere una conferma istologica non determina, di per sé, l'impossibilità di formulare una valutazione medico-legale sulla base degli altri elementi disponibili.
Nel caso in esame hanno assunto quindi rilievo la storia professionale, il quadro clinico e radiologico, le patologie asbesto-correlate già accertate e le conoscenze scientifiche sul rapporto tra esposizione ad amianto e carcinoma polmonare.
La Cassazione e il limite degli accertamenti invasivi
A sostegno del ricorso è stata richiamata anche la giurisprudenza della Cassazione. Con la sentenza n. 7775/2010, la Sezione Lavoro ha affrontato il problema degli accertamenti invasivi richiesti a fini probatori.
Il principio richiamato nel procedimento è che una biopsia invasiva non può essere pretesa esclusivamente per soddisfare esigenze di prova, soprattutto quando le condizioni del paziente rendono l'esame non praticabile.
Non significa che la biopsia perda valore diagnostico né che ogni sospetto di patologia asbesto-correlata possa essere riconosciuto senza conferma istologica. Il punto è diverso: quando l'accertamento non può essere ragionevolmente eseguito, la valutazione deve prendere in considerazione l'insieme delle evidenze disponibili, senza trasformare l'assenza dell'istologia in un ostacolo automatico.
Nel caso del lavoratore, la rivalutazione collegiale ha portato l'INAIL al riconoscimento della malattia professionale e delle conseguenti prestazioni ai familiari.




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