
Stesso peso, ma cause biologiche differenti e, in prospettiva, strategie terapeutiche sempre più mirate. Al congresso nazionale della Società italiana dell’obesità (SIO), che ha riunito a Palermo specialisti e ricercatori, genetica, medicina di precisione e intelligenza artificiale sono state al centro di alcuni dei contributi più innovativi. Il punto di partenza è un cambio di prospettiva: l’obesità non è una condizione uniforme, ma può essere il risultato di meccanismi diversi che richiedono un approccio sempre più personalizzato.
Obesità pediatrica, il peso della genetica
A rafforzare questa visione è stato uno studio coordinato da Emanuele Miraglia Del Giudice, professore ordinario di pediatria dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli. L’analisi genetica condotta su 400 bambini e adolescenti con obesità grave ha evidenziato come alla base della malattia possa esserci l’interazione tra più varianti genetiche, e non necessariamente una singola mutazione. «Due bambini possono mostrare lo stesso peso ma avere motori biologici diversi», ha spiegato Miraglia Del Giudice. Un dato che apre alla possibilità di distinguere meglio le diverse forme di obesità pediatrica e, in futuro, di indirizzare con maggiore precisione i percorsi diagnostici e terapeutici.
La stessa interpretazione è stata sottolineata da Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità e professore ordinario di Nutrizione clinica all’Università di Palermo: «non esiste un’unica forma di obesità, ma tante condizioni diverse». Una prospettiva che avvicina sempre di più anche le malattie metaboliche alla medicina di precisione, con l’obiettivo di identificare le caratteristiche del singolo paziente anziché basare le scelte esclusivamente su parametri generali.
Il gemello digitale per prevedere l’evoluzione della malattia
Un’altra frontiera discussa a Palermo ha riguardato le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. Nel corso dell’appuntamento è stato illustrato un progetto che coinvolge il Policlinico "Paolo Giaccone" di Palermo e l’IRCCS Humanitas di Milano per la creazione di una grande banca dati nazionale finalizzata allo sviluppo del digital twin, il "gemello digitale" del paziente. L’obiettivo è costruire modelli virtuali capaci di simulare l’evoluzione clinica della malattia, stimare il rischio di complicanze e valutare la possibile risposta a differenti strategie terapeutiche. «Possiamo arrivare a costruire il gemello digitale del paziente, sul quale simulare interventi che naturalmente non potremmo sperimentare direttamente sulla persona», ha spiegato Roberto Vettor, past president della SIO e direttore scientifico del Centro per le Malattie Metaboliche e della Nutrizione di Humanitas.
L’innovazione tecnologica, tuttavia, non sostituisce il medico. La prospettiva indicata dagli specialisti è quella di utilizzare i nuovi strumenti per affinare la conoscenza della malattia e orientare meglio le decisioni cliniche all’interno di una presa in carico multidisciplinare. Come ha sottolineato Buscemi, l’IA può contribuire al passaggio «dalla cura dell’obesità alla cura di quella specifica persona con obesità». È proprio la personalizzazione, dunque, uno dei principali fili conduttori emersi dall’appuntamento palermitano: conoscere sempre meglio i meccanismi alla base della patologia per costruire percorsi di cura sempre più aderenti alle caratteristiche del singolo paziente.




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