
La ripartizione delle risorse sanitarie previste dalla manovra 2027 apre uno scontro tra le Regioni, con la Lombardia che denuncia il rischio di perdere quasi mezzo miliardo di euro e annuncia la propria opposizione a una redistribuzione dei finanziamenti a favore delle amministrazioni in difficoltà. A intervenire è Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, che definisce insostenibili le riduzioni prospettate e chiede modifiche durante l'esame parlamentare della legge di Bilancio.
"I tagli che sono previsti anche per la sanità in questa fase particolare sono davvero insostenibili per tutte le Regioni e anche per noi", afferma Bertolaso a margine di un evento a Palazzo Lombardia.
Secondo l'assessore, le conseguenze riguarderebbero direttamente la programmazione sanitaria regionale: dal recupero delle liste d'attesa all'attivazione delle strutture territoriali, fino alle misure per rendere più attrattivo il lavoro nel servizio pubblico.
Lo scontro sulla redistribuzione del Fondo sanitario
Bertolaso riferisce che, alla fine di ottobre, alcune Regioni avrebbero chiesto una modifica dei criteri di ripartizione delle risorse, sostenendo di essere penalizzate dall'attuale distribuzione.
"Tradotto: quelle che sono le Regioni virtuose che hanno il bilancio in pareggio e che comunque hanno una serie di prestazioni migliori di tutto il resto d'Italia vanno penalizzate e quindi devono fare un sacrificio nella quota parte di loro competenza a favore delle altre Regioni", sostiene l'assessore.
La Lombardia, secondo la ricostruzione di Bertolaso, sarebbe chiamata a rinunciare a circa 230 milioni di euro, esclusa la quota premiale, per soddisfare le richieste delle altre amministrazioni. L'assessore parla di un "ipotetico ricatto" e afferma che la Regione non intende accettare una revisione delle risorse a fine anno.
"Una cosa è ragionare, una cosa invece è trovarci di fronte ad un ipotetico ricatto che ci mette davvero in difficoltà, non abbiamo alcuna intenzione di cedere a questa situazione", dichiara.
Liste d'attesa, Case di comunità e personale
La contestazione riguarda anche l'impatto delle risorse complessivamente disponibili per il prossimo anno. Bertolaso parla di un taglio vicino al mezzo miliardo di euro per la Lombardia, che renderebbe difficile rispettare gli impegni già assunti.
"Questo ovviamente significa non riuscire a completare il lavoro sulle liste di attesa, non far funzionare completamente le case di comunità e gli ospedali di comunità e non incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico come stiamo cercando di fare", avverte.
Tra gli interventi citati figurano gli accordi con il privato convenzionato per il contenimento dei tempi di attesa, il completamento del Centro unico di prenotazione regionale e gli impegni economici verso medici, infermieri e altri professionisti impiegati nei pronto soccorso e nelle reti tempo-dipendenti.
La Regione sostiene di aver già programmato queste attività sulla base delle risorse attese e ritiene che una loro riduzione comprometterebbe la continuità degli interventi.
La richiesta di modifiche durante l'iter parlamentare
Bertolaso afferma che la Lombardia si sta preparando anche all'eventualità che la legge di Bilancio venga approvata senza modifiche, ma annuncia iniziative per ottenere un miglioramento degli stanziamenti.
"Da un lato ci attrezziamo per gestire un'eventuale finanziaria che mantenga i numeri che sono usciti dal Consiglio dei ministri, ma dall'altro ovviamente faremo di tutto affinché questo stanziamento venga migliorato", spiega.
L'assessore attribuisce inoltre le attuali difficoltà della finanza pubblica anche al peso di precedenti misure di spesa, citando il Superbonus, il reddito di cittadinanza e alcuni interventi adottati dopo la pandemia. Si tratta di una lettura politica delle cause dei vincoli di bilancio, distinta dalla contestazione sui criteri di riparto delle risorse sanitarie.
La posizione della Lombardia porta così al centro del confronto sulla manovra non soltanto l'ammontare del finanziamento sanitario, ma anche i criteri con cui viene distribuito tra le Regioni. Una questione destinata a incidere sulla capacità delle amministrazioni di programmare servizi, investimenti e politiche per il personale nel 2027.

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