
A tre anni da allora, con un governo che si dichiara "liberista e liberale", si prefigurano scenari meno aperti che inducono il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà a lanciare l'allarme (relazione annuale al Parlamento), contro "l'approvazione di riforme che riportino indietro le lancette dell'orologio e ripristinerebbe di fatto il monopolio della farmacia tradizionale". Parole dure che il centro-destra contesta ipotizzando "riforme liberali" che prevedono distributori self-service di farmaci senza obbligo di ricetta in confezioni ridotte, su tutto il territorio nazionale (anche negli autogrill!) senza il bisogno della presenza del farmacista. Un accesso ai medicinali (meno degli attuali, però, che sono circa 1500) "libero e diretto" come ha sempre sostenuto l'Antitrust.
Il ruolo del farmacista resta per tutti centrale ("Non è pensabile che la dispensazione dei medicinali possa avvenire al di fuori della tutela esercitata da un professionista", ha affermato il presidente della Federazione Ordini Farmacisti, Fofi, Andrea Mandelli), recenti sondaggi tra i consumatori lo confermano, ma la concorrenza delle parafarmacie, sebbene vi sia sempre il professionista, sembra essere l'obiettivo primario. Un senatore della maggioranza di centro-destra ha proposto un emendamento, all'interno del disegno di legge sui lavori usuranti, che ipotizza il deprofundis per questa "anomalia italiana": stop alle licenze e parafarmacie tutte chiuse entro 10 anni.
"Un Bignami della proposta di legge Gasparri-Tomassini depositata in Senato", avverte Massimo Brunetti, esponente di punta della Fef (Federazione esercenti farmacie) che insieme all'Anpi (Associazione Parafarmacie) sta giocando questa delicata partita della "sopravvivenza" insieme alla Grande distribuzione (Coop in primis: hanno lanciato sul mercato propri farmaci con marchio a prezzi concorrenziali). In ballo c'è una "grande riforma" del settore che include un ruolo di primo piano delle farmacia nel Servizio Sanitario, come previsto dall'articolo di legge appena approvato in Parlamento (vedi box qui sopra) e dai relativi decreti attuativi.




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