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Primario ortopedico condannato per il reato di omicidio colposo a seguito della sospensione di un farmaco anticoagulante dopo un episodio di ematemesi

Professione

Il paziente decedeva il giorno successivo alla dimissione per embolia polmonare da trombosi venosa profonda.
Il riscontro autoptico non aveva mostrato lesioni riferibili ad ulcera gastrica o duodenale e i periti avevano concluso che:
- il trattamento profilattico anticoagulante era giustificato da fattori ad alto rischio di trombosi venosa profonda (età, fratture, trauma indiretto sulla parete vascolare, immobilizzazione) e dall’assenza di controindicazioni;
- la sospensione della profilassi in presenza di ematemesi risultava giustificata perché il vomito avrebbe potuto derivare da ulcera gastroduodenale sanguinante;
- del tutto ingiustificata era stata invece la sospensione definitiva della profilassi poiché, nell'arco di 24-48 ore dall’emorragia ben avrebbero potuto essere eseguiti gli accertamenti (emocromo ed esami endoscopici) idonei a valutare l’entità e la sede del sanguinamento;
- la corretta profilassi anticoagulante avrebbe ridotto la possibilità che si verificasse l’embolia polmonare massiva, agendo sulla concreta riduzione del rischio di tromboflebite venosa profonda, sull’entità di eventuale embolia polmonare e sull’evento morte;
- in termini di probabilità, in caso di corretta profilassi anticoagulante, il paziente sarebbe sopravvissuto non avendo sviluppato l'embolia polmonare massiva letale;
- non esisteva, comunque, certezza assoluta sull’esito della cura.
La dimissione di un paziente ad alto rischio senza la ripresa della profilassi anticoagulante era stata, dunque, colpevole.

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La Sentenza (Cassazione Penale, Sez. IV, n. 17503 del 30 aprile 2008)

La conferma o meno dell’ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale deve muovere da una verifica in concreto della validità della legge statistica da compiersi sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile.
Soltanto detto ragionamento probatorio, che valuti altresì l’insussistenza di interferenze di fattori alternativi, può portare ad una conclusione sul punto giustificata e processualmente certa; può condurre, in particolare, ad affermare che la condotta omissiva del medico sia stata condizione necessaria dell'evento lesivo con “alto o elevato grado di credibilità razionale” o “probabilità logica”.
 

Professione
Commenti
EC
Eugenio Carlo Maria Cibei
la prossima volta il primario ortopedico deve chiedere ai familiari di che cosa preferiscano che muoia il loro parente, se di emorragia devastante o di evento tromboembolico... le guerre fra ischemia ed emorragia sono sitiuazioni che si verificano giornalmente in ospedale, non hanno quasi mai soluzioni ragionevoli, le sentenze della cassazione mi fanno pena, rappresentano il senno di poi di cui sono piene le fosse.. la vera causa della morte è il politraumatismo, e chi è responsabile del traumatismo è responsabile della morte...
Rispondi
21/04/2010 11:11
DP
Dario Pontoglio
e se non avesse sopspeso la terapia anticoagulante avrebbe controllato l' emorraggia ?.... ci sono sempre , sempre due lati di una moneta e' quindi vero che viviamo una MEDICINA DIFENSIVA xchè ci sentiamo facilmente contestabili e i giudici non sono medici
Rispondi
21/04/2010 11:11
PC
Paolo Candi
semplicemente allucinante!!! temo che di questo passo, dato che la medicina è una scienza inesatta e sottoposta a troppe variabili, i medici ed in particolare i chirurghi saranno sempre piu' guardinghi prima di " rischiare" e molti paz. che prima avevano possibilita' di guarigione, moriranno per causa della stupidita' umana e per la irresponsabilita' di molti avvocati. I famosi interventi "eroici" che hanno anche salvato tante vite in passato, ora sono considerati " assassinii". Viva la giustizia!!!!
Rispondi
21/04/2010 11:11
AM
Aldo Milone
L'indignazione e il sarcasmo di chi mi precede mi sembrano condivisibili e adeguati. Mi lascia sconcertato come sia stato affermato e accettato un ragionamento che appare semplicemente sbagliato; un comportamento opposto a quello tenuto dal Clinico non avrebbe superato il vaglio critico di altri Clinici. Aldo Milone da Catania
Rispondi
21/04/2010 11:11
SC
Silvio Campione
paziente anziana, con emorraggia gastrica in fase di cura, cade e si rome il femore. Portata in ospedale, dopo l'intervento viene sottoposta a terapia con eparina. Ricoverata in una clinica geriatrica, il medico di turno le sospende l'eparina perchè, sostiene, in caso di emorragia gastrica può essere pericolosa. Ma dopo un mese un trombo la uccide. Di chi è la responsabilità? Interpellato, il medico della clinica afferma che con l'eparina avrebbe avuto sicuramente un'altra emorragia dall'esito fatale. Per cui ha preferito rischiare. Sbagliando e causando la morte della paziente. Giusto o sbagliato?
21/04/2010 11:11

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