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Due chip per monitorare le infezioni ospedaliere

Sanità pubblica | 11/11/2009 18:33

L'incontro di due chip e la trasmissione del segnale ad un computer: è questo il principio alla base di un dispositivo che, dando informazioni sul numero dei contatti tra pazienti, personale sanitario e familiari, potrebbe dare un'idea di come le infezioni si diffondono a livello ospedaliero.

 La sperimentazione del dispositivo, coordinata da Alberto Tozzi, è in corso all'Ospedale Bambino Gesù di Roma da una settimana. Attualmente la sperimentazione si svolge in un solo reparto che conta circa 120 pazienti, coinvolti insieme coi loro familiari che acconsentono di portare il dispositivo dal momento dell'ingresso in ospedale fino all'uscita, e circa 80 persone del personale sanitario. Il sistema è montato anche vicino ai lavabi, per monitorare quante volte pazienti, medici e infermieri si lavano le mani. ''Il dispositivo - ha spiegato Tozzi - si basa sul sistema Rfid, lo stesso usato, ad esempio, nei sistemi antitaccheggio, ma mentre in questi ha un ruolo passivo, nel chip usato sui pazienti ha un ruolo attivo.

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Quando due chip si incontrano - ha sottolineato - il contatto viene trasmesso a un computer che lo registra''. La sperimentazione durerà circa 10 giorni, alla fine dei quali i medici dovranno ''riassumere tutti i dati accumulati in un modello che permetta di verificare quante volte in media i parenti si incontrano con il personale sanitario, con i parenti o quante volte si lavano le mani''. Con un modello, poi, si potrà ''studiare la realtà a livello individuale e pensare ad opportune strategie di prevenzione personalizzate'', ha concluso Tozzi.

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