Mamme che confondono i flaconi e danno al neonato la medicina che dovrebbero assumere loro (methergin al posto dell’adisterolo); pazienti della stessa famiglia che scambiano il generico di un farmaco per la bronchite cronica (acetilcisteina) con il generico di un antipiretico (acido acetilsalicilico); l’antiasmatico (spiriva) confuso con un farmaco per lo scompenso cardiaco (spiridazide).
L’elenco potrebbe essere molto lungo. Medicine diverse con confezioni troppo simili nel colore, nella grafica o nella forma, oppure con nomi quasi uguali ed ecco che si può commettere uno sbaglio: a casa, in farmacia, in ambulatorio, in ospedale. Con rischi anche seri per la nostra salute. Li chiamano farmaci Lasa, acronimo che sta per look-alike/sound-alike, proprio perché possono essere scambiati per la loro somiglianza grafica o fonetica.
Per scongiurare errori nelle terapie, il ministero della Salute ha promosso il progetto «Farmaci Lasa e sicurezza dei pazienti». Un’indagine conoscitiva, svolta da novembre 2008 ad aprile 2009, ha raccolto più di un migliaio di segnalazioni provenienti soprattutto da ospedali e distretti sanitari (67%), farmacie di comunità (25,1%), nonché da pazienti e medici di famiglia.
Si confonde un farmaco con un altro soprattutto per la somiglianza del nome (628 segnalazioni), ma il rischio di essere «ingannati» dalle confezioni non è molto inferiore (590 segnalazioni). «Si tratta ora di confrontare i dati raccolti con quelli relativi ai farmaci più utilizzati, per elaborare elenchi di quelli che sono maggiormente a rischio di scambio» afferma Alessandro Ghirardini, del ministero della Salute.
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