Cresce la conoscenza dei farmaci biosimilari fra oncologi e nefrologi, anche se circa uno su cinque crede ancora oggi che si tratti di medicinali uguali al biotecnologico originatore, così come accade per i generici. Mentre invece i biosimilari non sono mai identici, bensì 'simili' al medicinale di riferimento e per questo da prescrivere con cautela. E' quanto emerge dal secondo sondaggio nazionale sugli specialisti promosso dalla Fondazione dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dalla Società italiana di nefrologia (Sin), presentato a Roma in questi giorni, a due anni di distanza dalla prima iniziativa per verificare la conoscenza di questi medicinali fra chi li deve prescrivere.
L'indagine, cui hanno partecipato 639 oncologi e 211 nefrologi, rientra in un più ampio percorso di sensibilizzazione sui biosimilari che le due società scientifiche stanno sviluppando dal 2008. E, in 2 anni, molto è già stato ottenuto: è migliorata fra gli specialisti la conoscenza su cosa siano e quali caratteristiche presentino, più noti anche i possibili rischi. "La nostra campagna informativa serve e funziona - ha affermato Francesco Boccardo, presidente della Fondazione Aiom - ma resta molta strada da compiere se un clinico su 5 ancora non sa darne una definizione o li confonde con gli equivalenti. Questi farmaci presentano caratteristiche diverse e un processo di sintetizzazione ben più complesso: per questo deve essere chiaro che è necessario un confronto del rapporto benefici/sicurezza, e non solo di prezzo, prima di decidere se utilizzare l'originale o il biosimilare". "Non ci sono più nefrologi che non sanno bene cosa siano i biosimilari - ha aggiunto Francesco Locatelli, past president della Sin - infatti erano il 15% nel 2008, oggi sono solo l'1%. Si conferma che la campagna della Fondazione Aiom cui collabora la Sin e l'informazione promossa da noi, hanno colto nel segno.
Fonte: Adnkronos
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