Più pazienti, meno medici. La carenza di 'camici bianchi' preparati a gestire l'epidemia di cronicità, a cominciare dal dilagare di Alzheimer e demenze, rischia di diventare l'emergenza sanitaria italiana del futuro. A lanciare il monito è Marco Trabucchi, presidente dell'Associazione italiana di psicogeriatria, intervenuto a Milano a un incontro organizzato dalla Federazione Alzheimer Italia per presentare la 17esima Giornata mondiale dedicata alla malattia (21 settembre). "Se oggi scarseggiano gli infermieri, domani mancheranno i medici - avverte Trabucchi - Quei pochi che avremo saranno sempre più 'tecnocrati', ma sempre meno in grado di arginare la cronicità" con le sue conseguenze sociali, sanitarie ed economiche.
Maghi dell'hi-tech cresciuti in laboratorio, più che in corsia. Per non lasciare 'orfani' i malati dell'Italia che invecchia, la formazione va ripensata, sostiene l'esperto. Così come vanno potenziati i percorsi assistenziali, aggiunge, investendo anche sulla rete delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa). "Solo a Milano, su una popolazione di circa un milione di abitanti si contano 210 mila over 75, di cui 130 mila donne - ricorda il geriatra - Ciò significa che in città i malati di demenza ammontano a 25-30 mila, e arrivano a 100-120 mila in tutta la Lombardia". Numeri destinati a lievitare, di fronte ai quali "è davvero arrivato il tempo di agire insieme come recita lo slogan della Giornata Alzheimer 2010". "Le grandi sfide richiedono alleanze, perché la sofferenza in solitudine è più grave e meno sopportabile della sofferenza condivisa", dice Trabucchi.
La finalità del divieto è di garantire la massima efficienza e funzionalità operativa all'Ssn, evitando gli effetti negativi di un contemporaneo esercizio, da parte del medico dipendente, di attività professionale presso strutture accreditate
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