
"Sappiamo - prosegue - che i veri problemi si presenteranno ora, sul territorio, in fase di applicazione delle nuove disposizioni, che prevedono la razionalizzazione progressiva dei centri con un numero di parti inferiore a 1.000 l'anno. Per scongiurare resistenze a livello locale ci faremo portavoce di una sensibilizzazione delle donne, per sottolineare come questi criteri vadano a loro tutela. Questo è il primo passo per una nuova stagione della ginecologia nel nostro Paese, sulla base di un rinnovato rapporto di fiducia fra donne e medici". Il piano, già operativo, prevede 10 punti chiave per ridisegnare la mappa della nascita del nostro Paese: riconvertire i centri in modo che siano attrezzati e sicuri, favorire il parto naturale, garantire a tutti l'accesso all'analgesia epidurale, migliorare la formazione degli operatori e monitorare e verificare costantemente le attività. "Le pazienti devono potersi recare con serenità nelle nostre strutture - sottolinea Surico - e devono sapere che la Sigo si sta adoperando, e continuerà a farlo, per collaborare con le istituzioni nell'applicazione delle migliori evidenze a favore della donna e del bambino". Il nuovo presidente Sigo, inoltre, individua nella formazione la priorità del suo mandato per il prossimo triennio. "Serve un'alleanza fra istituzioni diverse, per garantire professionalità complete. Ancora oggi - spiega - esistono scuole di specializzazione sprovviste delle strutture adeguate. Così come vanno rivisti i criteri di accreditamento dei corsi di formazione: abbiamo assistito ad una proliferazione di proposte purtroppo non sempre adeguate". Secondo Surico, "va promossa un'effettiva integrazione della funzione universitaria di didattica con gli ospedali di insegnamento, previsti dal piano e le Società scientifiche vanno coinvolte direttamente e si devono fare garanti della qualità. La Sigo intende lavorare fianco a fianco delle istituzioni per tradurre al più presto in realtà quanto previsto dalla riforma". Infine Surico lancia un appello per l'unitarietà e la collaborazione fra università, ospedale e territorio: "E' su questo triplice asse che si gioca la sfida per una migliore assistenza materno infantile e non è più il tempo di sterili battaglie di retrovia.




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