"Un paradosso, no? La lista di pastiglie, sciroppi e fiale è raddoppiata. Gli scaffali delle farmacie sono pieni di scatole, ma la realtà è che nessuna delle medicine che oggi prendiamo è migliore di prima: ci stiamo curando con 'farmaci-cloni'". Così Silvio Garattini, fondatore e direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Negri" di Milano. "Se la ricerca si è fermata - aggiunge - la ragione non è così nobile: le multinazionali si sono arrese al business. L'innovazione, del resto, nei campi in cui i guadagni sono alti come la cura di tumori procede spedita, anche se i risultati scarseggiano".
Spiega quindi che gli investimenti si sono fermati per le patologie psichiatriche: "Depressioni, ansie, attacchi di panico sono cresciute in modo esponenziale, eppure continuiamo a curarle con gli stessi tranquillanti e ansiolitici: benzodiazepine". "Siamo in una situazione di transizione - sottolinea -: la 'genomica' è in fase sperimentale. Probabilmente quando le conoscenze saranno avanzate ci saranno nuovi prodotti" ma intanto "dobbiamo sperare di non ammalarci di malattie rare per le quali la ricerca non procede. Invecchiando non dobbiamo incappare nell'Alzheimer: i farmaci sono migliorati di poco. Così come gli antibiotici: il nostro corpo è sempre più resistente e quelli in circolazione ormai ci fanno il solletico".
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