
''Siamo tornati alla inaccettabile discriminazione per la quale il contributo di solidarieta' del 5% sulle retribuzioni oltre i 90mila euro e del 10% sopra i 150mila viene pagato, anche a parita' di stipendio, solo da chi lavora nei servizi pubblici, mentre il prelievo sui redditi valido per tutti gli altri scatta oltre i 300mila euro e nella misura del 3%. Un'ulteriore discriminazione che colpisce i medici pubblici (e non i privati con eguale retribuzione), gia' falcidiati dal blocco del contratto e delle retribuzioni, dal differimento del TFR, dalla mobilita' selvaggia e dalla rottamazione estesa fino al 2014, inun servizio sanitario nazionale devastato da tagli e ticket. Il segretario generale Susanna Camusso ha gia' annunciato che la Cgil, partendo dalla incostituzionalita' di questo provvedimento, difendera' con i ricorsi i medici pubblici.




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