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L'enfisema nel 2020 sarà la terza causa di morte

Pneumologia Redazione DottNet | 26/09/2011 19:20

Tra meno di dieci anni sara' la terza causa di morte al mondo, e gia' oggi colpisce 80 milioni di persone. Eppure la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), piu' nota come enfisema, e' trascurata sia dai pazienti sia dai medici, finche' i sintomi non sono gia' gravi. E' il quadro di cui si sta parlando al congresso della Societa' europea delle malattie del respiro (Ers), in corso ad Amsterdam.

 

La situazione, in realta', e' anche peggiore di cosi', e per due motivi. Il primo e' che, quando un paziente ha sintomi ticipi come affanno, tosse e affaticamento da sforzo, il medico di famiglia prescrive un elettrocardiogramma (perche' pensa a una patologia cardiaca) ma non anche una spirometria, utile per verificare la salute dei polmoni. Il secondo motivo e' che c'e' una grande sottostima dei casi di Bpco: ''Nel 70-80% dei casi - spiega Francesco Blasi del Policlinico di Milano, e presidente Ers 2012-2013 - i pazienti non ricevono una diagnosi a causa di una sottovalutazione di questi sintomi. Ma il trattamento tempestivo e' fondamentale per evitare che la malattia si aggravi''.
Per capire la dimensione del problema, bisogna anche considerare che il fumo di sigaretta e' un grande fattore di rischio: nel nostro Paese ha il vizio delle sigarette il 27% della popolazione, e mediamente viene colpito dalla Bpco circa un fumatore su tre.

Secondo i dati riportati da Blasi, ad esempio, in Lombardia ogni anno finiscono in ospedale 16 mila pazienti per una riacutizzazione della loro Bpco. Di questi muore il 5% (piu' di 800 persone), mentre 12 mila circa (piu' di tre quarti) avranno altre riacutizzazioni in futuro. E il costo per le cure non e' affatto trascurabile: ciascun paziente ricoverato, e monitorato per i successivi due anni, costa al Servizio sanitario almeno 10 mila euro l'anno, mentre una semplice spirometria preventiva, fatta quando ancora i sintomi non si sono manifestati, sarebbe costata solo 50 euro.

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Le cure attualmente disponibili per la Bpco variano a seconda dello stadio della malattia, ma senza una diagnosi precisa e senza la spirometria e' molto piu' difficile districarsi nella scelta della terapia. Anche per questo, le industrie farmaceutiche stanno sempre piu' elaborando farmaci a doppia azione, che combinano i vantaggi dei 'classici' broncodilatatori a un meccanismo che impedisce alla muscolatura dei bronchi di 'irrigidirsi'. In pratica, e' un po' come se il polmone fosse una stanza in cui va fatta entrare aria: si puo' fare o lasciando sempre aperte le porte (cioe' i bronchi), oppure impedendo che si richiudano. Intanto, un pezzo di questo meccanismo e' gia' stato realizzato, e attende l'immissione in commercio: si chiama 'Nva237', ed e' la molecola impedisce la richiusura del bronco. In futuro, potrebbe essere proprio lei a fare da base per i farmaci a doppia azione.

 

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