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Con le nuove linee guida della nefrologia, il medico di famiglia sarà sempre più coinvolto

Nefrologia Redazione DottNet | 30/01/2012 10:45

Sara' sempre piu' il medico di famiglia a essere coinvolto per primo nella diagnosi precoce della malattia renale cronica, grazie alle nuove Linee Guida proposte a Roma dalla Societa' Italiana di Nefrologia (Sin), realizzate grazie alla collaborazione di 13 Societa' scientifiche coordinate dall'Istituto Superiore di Sanita'. Sono ''Linee Guida - spiega Rosanna Coppo, Presidente Sin - che presentano diverse importanti novita' sul riconoscimento e il trattamento delle malattie renali prima ancora che sia rilevabile una riduzione della funzione del rene. Si tratta di un aspetto di fondamentale importanza: la diagnosi precoce - sottolinea la professoressa - puo' infatti ridurre l'evoluzione alla dialisi e il coinvolgimento cardio-vascolare, ma puo' addirittura arrestare del tutto situazioni iniziali di danno renale e lo sviluppo della malattia renale cronica progressiva''.

 Del resto nelle Linee Guida si fa riferimento a particolari ''esami - precisa Coppo - come quello delle urine e della creatininemia, che sono esami semplici, specifici e poco costosi, ma che danno inizio, se alterati, ad una diagnostica ben standardizzata ed efficace''. Il documento della Sin, codificato in 29 punti, fa riferimento a oltre 1000 studi scientifici e costituisce il primo documento tutto italiano da oggi a disposizione dello specialista, ma anche del medico di famiglia che avra' cosi' un riferimento pratico aggiuntivo ed aggiornato. ''Proprio dal medico di famiglia, in particolare, dipende sempre piu' - per la Sin - l'identificazione precoce della malattia, per evitare o almeno ritardare la dialisi, ma anche la scelta dell'iter diagnostico per pazienti a rischio''.

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''Elaborate da un panel multidisciplinare sulla base di prove di efficacia - afferma Alfonso Mele dell'Istituto Superiore di sanita' - queste Linee Guida, oltre a consentire una gestione piu' appropriata della malattia renale cronica, saranno uno strumento utile a favorire una pratica clinica piu' uniforme ed una gestione piu' razionale delle risorse economiche''. Si stima che nella popolazione italiana adulta un individuo ogni 7 (13%) abbia un grado d'insufficienza renale moderata, cioe' una funzione renale dimezzata o piu' che dimezzata rispetto alla norma. E' una malattia progressiva spesso legata a fattori di rischio, come diabete e ipertensione, che nell'ultimo stadio prevede il ricorso alla dialisi e al trapianto.

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