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Balduzzi, sui generici siamo stati chiari, interverremo se i professionisti non seguiranno le nostre indicazioni. Foresti: troppa diffidenza

Farmaci

 ''Non si capisce per quale ragione la cultura del farmaco generico nel nostro Paese non debba essere implementata'', aggiunge il ministro. ''Ci auguriamo che i medici di medicina generale, i farmacisti e tutti i soggetti della filiera del farmaco vogliano davvero prendere sul serio l'indicazione data dal Governo col decreto sulle liberalizzazioni e fare ciò che da tanto tempo la cultura media della sanità mondiale chiede: incentivare la cultura del farmaco equivalente e generico''. Quanto alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C ''il Parlamento ha deciso diversamente dal governo. Noi abbiamo introdotto in un sistema giustamente molto regolamentato alcuni momenti di apertura, su altri la maggioranza parlamentare ha deciso che non ci fossero le condizioni''. In ogni caso ''prima di dire chi ha vinto e chi ha perso bisogna guardare i dati della situazione complessiva'' perche' ''il sistema non e' rimasto come prima'' e si e' iniziato ''un cammino importante''.

Foresti: il mercato dell’equivalente non ha vita facile

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E di generici si è parlato a Milano, agli studenti della Statale. E’ un giro d'affari pari a circa 800 milioni di euro l'anno, e una quota di mercato ferma al 15-16% nonostante un risparmio medio del 55% per i cittadini e il Servizio sanitario nazionale. I numeri dei farmaci generici in Italia e i fattori che a 11 anni dal debutto degli equivalenti nel nostro Paese ancora ne frenano il decollo, tanto che 3 cittadini su 4 ancora preferiscono i medicinali 'di marca'. 'I farmaci generici-equivalenti e in generale a brevetto scaduto tra pregiudizi e resistenze. Appropriatezza d'uso e sostenibilità. Questo il tema del dibattito dedicato ai ragazzi dell'università degli Studi meneghina. "L'ingresso dei generici nel mercato farmaceutico mondiale è un fenomeno di grande interesse in termini economici e sociali", ha spiegato Alberto Donzelli, titolare del corso di Igiene e direttore Servizio educazione all'appropriatezza ed Ebm-Asl di Milano. Ma "in Italia ancora molti pregiudizi si oppongono a un loro impiego crescente: dubbi sull'efficacia, su un'effettiva bioequivalenza, sugli eccipienti, persino sulle quantità di principio attivo. Un'informazione scientifica indipendente ha il compito di risolvere questi punti controversi".  Oggi - evidenziano i promotori dell'evento - nel nostro Paese più della metà dei farmaci in commercio è fuori brevetto e nei prossimi anni lo sarà la quasi totalità delle molecole. Le conseguenze immediate saranno più scelta per i consumatori e abbattimento dei prezzi. La strada, però, è ancora lunga. Se infatti in Germania e in Inghilterra il 50-70% dei farmaci dispensati e' generico, in Italia lo e' solo il 12%, anche se questa percentuale sta crescendo di anno in anno.  "Il farmaco equivalente in Italia continua a non avere vita facile - ha ribadito Giorgio Foresti, amministratore delegato di Teva Italia e presidente di Assogenerici - Eppure offre le stesse garanzie di qualità, efficacia e sicurezza del prodotto originatore, perché i procedimenti adottati per la sua produzione devono rispettare i principi e le linee guida delle Norme di buona fabbricazione al pari dei farmaci cosiddetti di marca. La differenza fondamentale è il prezzo, inferiore fino al 20-60%. Nonostante questi evidenti vantaggi permangono dubbi e perplessità, che il decreto liberalizzazioni non ha contribuito a smorzare".  "I farmaci equivalenti sono copie dei farmaci originatori che, al contrario di quanto sostenuto da interessi di parte - ha precisato Michele Tringali, referente Programma regionale di valutazione tecnologie sanitarie presso la Direzione generale Sanita' della Regione Lombardia e responsabile Hta dell'Asl di Pavia - non presentano differenze rispetto all'originatore, non comportano alcun problema clinico, possono sostituire l'originatore in piena sicurezza per il paziente. Gli studi autorizzativi come l'esperienza clinica internazionale, quando non gravata da pregiudizi, dimostrano che gli equivalenti agiscono in modo identico ai rispettivi originatori in qualsiasi popolazione, compresi donne, bambini e anziani".  "Ovviamente - ha aggiunto Tringali - l'effetto può variare da individuo a individuo, così come può accadere per l'originatore: il medico adatta la terapia alle condizioni individuali per l'originatore come per l'equivalente. Perdura il mito che le condizioni patologiche (ad esempio alterazioni della capacita' metabolizzante epatica o renale) possano modificare l'effetto terapeutico degli equivalenti, ma cio' accade in modo identico per i farmaci originatori". Eppure, ricorda Teva, "quando si puo' scegliere tra un generico e un farmaco 'di marca', quasi 3 italiani su 4 optano ancora per quest'ultimo. Nulla a che vedere con gli Stati Uniti, dove la percentuale di preferenza per il generico è del 90%, o con la Gran Bretagna e la Germania dove arriva al 70%".  "Le associazioni di tutela dei consumatori sono schierate a favore dei farmaci equivalenti, a difesa della sostenibilita' del sistema sanitario e del reddito dei cittadini - ha osservato Piero Pacchioli, presidente Movimento consumatori-Comitato regionale lombardo - Con i farmaci di marca, oltretutto, i cittadini sono spesso chiamati a pagare di tasca propria la differenza con i prezzi di riferimento stabiliti dallo Stato. Per famiglie a basso reddito e con patologie multiple queste differenze comportano oneri ulteriori e gravosi".

Farmaci
Commenti
AA
Alessandro Accica
Ma perchè lo Stato si preoccupa tanto affinchè i medici prescrivano i generici,quando la differenza di prezzo di quelli di marca la paga il cittadino,non provocando così alcun danno alle casse pubbliche?Trovo inoltre gravissimo che a un libero professionista che ha studiato sei anni e più debba subire questi diktat da chi di medicina non capisce assolutamente nulla.
Rispondi
27/08/2012 23:49
PO
Pasquale Orlando
Quello che meraviglia e l'atteggiamento preconcetto nei riguardi dei medici di medicina generale sulla questione dei generici. Per sgombrare ogni dubbio, personalmente non sono affatto contrario a tali farmaci. Sono, però contrario, alla pretesa di addossare al medico prescrittore ogni conseguenza relativa alla prescrizione della molecola generica, rispetto all'originatore. Non si capisce in base a quale logica se un medico prescrive un farmaco Brand,senza la dizione di "non sostituibile" e il farmacista lo cambia, in caso di effetti collaterali gravi, ne risponde comunque il prescrittore. Se permettete, qui ci vedo qualcosa che non torna! Allora , la proposta: lo Stato approvi una norma di legge, per la quale il medico non è responsabile , per gli effetti collaterali , se il farmaco prescritto viene cambiato. Se tale legge non viene nemmeno presa in considerazione, non posso neanche sentir dire che la colpa del mancato decollo dei generici è anche dell'uso della dizione " non sostituibile" criminalizzando una norma a salvaguardia, permessa dalla legge! Una proposta semplice, chiara e diretta. O forse è troppo chiara e semplice?
Rispondi
17/07/2012 22:52
MP
Mario Pagnini
Alla direzione di Dottnet. Perchè non inviate al sig. Balduzzi la sentenza della corte di cassazione ricordata e riportata dal dott. De Vuono ?
Rispondi
30/05/2012 14:43
?
Proprio ieri mi ha telefonato una paziente chiedendomi come fare dato che assume il Tenormin e il farmacista (UDITE; UDITE!!!) le ha dato il generico: Bisoprololo. Dato che, ovviamente, i dosaggi non coincidevano mi chiedeva lumi. Bene ecco i risultati della scellerata stupidità di chi ci governa. Vorrei chiedere al ministrucolo di turno: "Ma che senso ha parlare di bioequivalenza? I farmaci generici dovrebbero essere copie fedeli, in tutto e per tutto, di quelli originali, eccipienti compresi, così non ci sarebbero stati problemi!" Niente, niente il ministrucolo si è laureato in Albania con il Trota?????
Rispondi
30/05/2012 10:29
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Proprio ieri mi ha telefonato una paziente chiedendomi come fare dato che assume il Tenormin e il farmacista (UDITE; UDITE!!!) le ha dato il generico: Bisoprololo. Dato che, ovviamente, i dosaggi non coincidevano mi chiedeva lumi. Bene ecco i risultati della scellerata stupidità di chi ci governa. Vorrei chiedere al ministrucolo di turno: "Ma che senso ha parlare di bioequivalenza? I farmaci generici dovrebbero essere copie fedeli, in tutto e per tutto, di quelli originali, eccipienti compresi, così non ci sarebbero stati problemi!" Niente, niente il ministrucolo si è laureato in Albania con il Trota?????
30/05/2012 10:27

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