
Dal GHB al sodio oxibato
Lo sviluppo dei farmaci psichedelici sta portando sotto i riflettori della ricerca anche le difficoltà regolatorie legate alle sostanze inserite nella Schedule I statunitense, categoria che comprende composti considerati privi di uso medico riconosciuto e con elevato potenziale di abuso.
Un precedente importante arriva dal gamma-idrossibutirrato (GHB). Utilizzato in Europa negli anni Sessanta come anestetico, il composto venne successivamente commercializzato negli Stati Uniti come integratore e divenne noto anche per l'uso illecito. Nel 2000 il Congresso statunitense lo inserì nella Schedule I, mentre era già in corso il programma di sviluppo del GHB come trattamento per la narcolessia.
La successiva trasformazione in sodio oxibato ha però dimostrato che la classificazione della sostanza di origine non impedisce necessariamente lo sviluppo di un medicinale.
Un'approvazione accompagnata da controlli stringenti
Dopo studi clinici positivi, Orphan Medical presentò alla FDA la domanda di autorizzazione per il trattamento della cataplessia e della sonnolenza diurna associata alla narcolessia. Nel 2002 arrivò l'approvazione per la cataplessia.
La particolarità del caso riguardò anche la gestione regolatoria successiva: il sodio oxibato approvato fu collocato nella Schedule III, mentre il GHB rimase nella Schedule I.
Considerati i rischi di abuso e diversione, l'accesso al medicinale fu inoltre sottoposto a misure particolarmente rigorose, anticipate rispetto all'attuale sistema REMS (Risk Evaluation and Mitigation Strategy). Tra queste figuravano una distribuzione centralizzata attraverso una farmacia specializzata, registrazione di medici e pazienti, formazione sui rischi, verifica delle prescrizioni e monitoraggio della dispensazione.
I dati di farmacovigilanza citati dagli autori suggeriscono l'efficacia di questo approccio nel limitare la diversione: su circa 600.000 confezioni distribuite furono identificati cinque episodi, pari allo 0,0008%.
Indicazione terapeutica e rapporto beneficio-rischio
L'esperienza del sodio oxibato offre indicazioni rilevanti anche per lo sviluppo dei futuri farmaci psichedelici. Il medicinale ha successivamente ottenuto ulteriori autorizzazioni, tra cui quella per la sonnolenza diurna nella narcolessia e l'impiego pediatrico.
Diverso è stato l'esito nella fibromialgia: nel 2010 la FDA non approvò l'indicazione, anche per le preoccupazioni legate a abuso e diversione in una popolazione molto più ampia e in presenza di alternative terapeutiche.
Secondo gli autori, questo suggerisce che la scelta dell'indicazione potrebbe influenzare il bilancio tra benefici e rischi valutato dalle autorità regolatorie, soprattutto nel caso di patologie gravi, resistenti ai trattamenti e caratterizzate da bisogni clinici ancora insoddisfatti.
La lezione per gli psichedelici
Il precedente del GHB mostra inoltre l'importanza di affrontare preventivamente le problematiche di sicurezza e uso improprio, coinvolgendo anche istituzioni e stakeholder esterni. Per i futuri psichedelici, i programmi di gestione del rischio potrebbero prevedere non solo restrizioni sulla dispensazione, ma anche certificazione dei centri di trattamento e formazione specifica del personale sanitario, considerando che molti dei trattamenti in sviluppo prevedono la somministrazione direttamente in clinica.
Il caso del sodio oxibato dimostra quindi che il passaggio da una sostanza di Schedule I a un medicinale utilizzabile nella pratica clinica è possibile. Resta da capire se e come un percorso analogo potrà essere applicato alla nuova generazione di terapie psichedeliche.




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