Tenere il cancro ''sotto scacco'' con terapie sempre piu' personalizzate, in grado di agire in modo specifico sul singolo paziente, fermando la progressione delle cellule tumorali e rendendo possibile la convivenza con la malattia per lunghi, o anche lunghissimi, periodi. E' questa la prospettiva aperta dai cosiddetti farmaci biologici o a bersaglio molecolare: terapie sulle quali oggi si punta in modo sempre maggiore a livello mondiale e per il cui uso l'Italia sta diventando Paese di riferimento e addirittura di ''immigrazione''.
Proprio su questa categoria di farmaci innovativi sono puntati i riflettori del congresso della Societa' americana di oncologia clinica (Asco), il maggior appuntamento del settore con la partecipazione di circa 30 mila esperti. A spiegare la portata di questi farmaci di frontiera e' Carmelo Pozzo, oncologo dell'Universita' Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, il cui dipartimento ha collaborato a diversi studi sulle terapie a bersaglio molecolare presentati all'Asco e sta sperimentando nuove molecole di farmaci biologici per varie neoplasie: ''Queste molecole - chiarisce - vanno a colpire ed interrompere particolari meccanismi alla base della diffusione delle cellule tumorali ma colpiscono, appunto, solo determinati enzimi coinvolti nella cancerogenesi, senza danneggiare le cellule sane.
Presentati da Johnson & Johnson in occasione della Digestive Disease Week di Washington i risultati dei tre studi registrativi sul trattamento di colite ulcerosa e malattia di Crohn
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Lo studio sperimentale di fase III è stata la più ampia sperimentazione sulla fibrosi polmonare idiopatica (IPF) ad oggi mai condotta, in corso presso circa 400 centri e in oltre 30 Paesi
Lo rivela la prima analisi globale sull'argomento pubblicata sulla rivista The Lancet e condotta dal Global Research on Antimicrobial Resistance (Gram) Project
Il decreto approvato dal Senato interviene sugli acquisti dei farmaci senza concorrenza e accelera sulla telemedicina. Ma tra accesso e gestione della terapia resta uno scarto
Via libera nel Lazio agli inibitori Pcsk9 in farmacia. La scelta va nella direzione indicata dal sottosegretario Gemmato, ma riapre il tema dell’equità tra territori
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