
Nel mirino degli studiosi della Bocconi i mercati di cinque paesi – oltre al nostro, Germania, Spagna, Francia e Inghilterra – per poi mettere a confronto i prezzi delle prime 150 molecole della fascia A (in pratica, il 60% dei consumi a valore) e delle prime 50 dell’ospedaliera (30%).Il risultato finale è tutto a favore dell’Italia, nonostante ledistanze con i concorrenti europei siano sensibilia seconda del canale: infarmaci i prezzi sono inferiori mediamente del 18% (con la Germania il gap arriva addirittura al 51%, con la Spagna si riduce a un sottilissimo 0,6%), che sale al 19% se l’analisi si restringe ai soli branded e scende invece al 16,5% se si guardano soltanto i generici; Italia più bassa dei suoi quattro vicini anche per i prezzi in ospedale, ma il gap è decisamente più contenuto: in media l’8% in meno, con la Spagna che addirittura riesce a stare più sotto (-15,2%).Secondo Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, è la conferma che quello italiano è un mercato dove èsempre più difficile operare mentre per la farmacia il dato evidenzia che il fenomeno delle carenze nella filiera distributiva è destinato a gravare sul comparto ancora a lungo.
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