Nessun rischio per il cuore assumendo farmaci contro l'osteoporosi appartenenti alla classe dei bifosfonati. E' la conclusione di un'analisi effettuata dalla Food and Drug Administration (FDA), l'ente regolatorio sui medicinali americano, sulla base di dati forniti da aziende produttrici di farmaci di questo tipo, dopo che nel maggio 2007 un articolo apparso sul 'New England Journal of Medicine' aveva sollevato il dubbio di possibili rischi di fibrillazione atriale.
L'agenzia, a partire da ottobre 2007 - riporta una nota ufficiale - ha passato in rassegna i dati messi a disposizione dalle aziende produttrici di alendronato, ibandronato, risedronato e acido zoledronico allo scopo di verificare l'esistenza di un pericolo cardiovascolare. In totale sono stati esaminati 19.687 pazienti trattati con bifosfonati e 18.358 con placebo, seguiti per un periodo compreso fra sei mesi e tre anni. La ricorrenza di fibrillazione atriale è apparsa rara in ognuno degli studi, con al massimo due casi o meno. La differenza assoluta fra l'incidenza di eventi nei pazienti in cura con bifosfonati o trattati con placebo è apparsa variare fra zero e tre casi per mille. I medici - avverte la Fda - non devono dunque cambiare le loro abitudini prescrittive né i pazienti devono smettere di prendere i loro medicinali anti-osteoporosi.
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