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Antibiotici, Italia e Spagna pecore nere in Ue

Eurobarometro, in Ue solo il 43% sa che non servono contro i virus
Farmaci

Cala nella maggior parte dei paesi europei il consumo di antibiotici, tranne che in Italia e altri tre paesi, dove se ne continua ad abusare. Nel nostro paese nel 2013 si è registrata una crescita del 7%, mentre in Spagna è stata dal 9%, in Croazia del 4% e in Ungheria del 5%. E' quanto emerge dall'ultima ricerca di Eurobarometro della Commissione europea.

In media dunque in 16 paesi europei nel 2013 il ricorso agli antibiotici è calato dell'1%
rispetto all'anno precedente, con le flessioni più marcate in Romania, Lituania, Danimarca e Olanda che oscillano tra l'8 e il 9%, mentre in altri 8 è rimasto stabile. In Europa il 93% degli antibiotici è assunto a seguito di una prescrizione medica, il 4% senza ricetta e il 2% utilizzando le confezioni rimaste a casa. Le donne più degli uomini ricorrono a questi farmaci e le patologie per cui spesso si usano sono bronchite, influenza e mal di gola.

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A incidere sui consumi sono fattori socio-culturali: gli antibiotici sono usati di più infatti nelle popolazioni con bassi livelli di istruzione (39%) e in difficili condizioni economiche (44%). Anche se l'84% degli europei sa che l'uso non necessario degli antibiotici può renderli inefficaci, meno della metà (43%) sa che gli antibiotici non servono contro i virus, e solo il 56% è consapevole che sono inefficaci contro raffreddore e influenza.

Lo studio mostra anche gli italiani sono i meno 'preparati' in Europa: in media, rispondono correttamente a meno di due domande su quattro in tema di antibiotici (finlandesi e olandesi ne azzeccano almeno tre), e soltanto il 15% ricorda di essere stato informato da istituzioni o professionisti della sanità sul corretto uso di tali farmaci (in Finlandia sono il 68%).

Farmaci
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