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Rapporto Gimbe, 22 mld di sprechi nel 2016. Il dato è in calo

La spesa sanitaria pubblica nel 2025 peserà per 210 mld annui
Sanità pubblica

Nel 2025 le risorse da stanziare per la sanità pubblica, visti i bisogni crescenti di una popolazione che invecchia, saranno pari a 210 miliardi di euro. Una cifra che ci potremo permettere solo a patto di ridurre il peso degli sprechi dovuti a frodi e inefficienze nel settore che, nel 2016, ci sono costati oltre 22 miliardi, in calo di 2 mld rispetto al 2015. Ad aggiornare le stime è la Fondazione Gimbe, che ha presentato oggi, presso la Biblioteca Spadolini del Senato, il secondo Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.  

Quattro sono le principali criticità che condizionano la sostenibilità del Ssn, secondo il rapporto. La prima riguarda il finanziamento pubblico: la spesa sanitaria in Italia continua a perdere terreno con una spesa pro-capite inferiore alla media Ocse.

Quanto all'impatto degli sprechi sulla sanità pubblica, nel 2016 sono arrivati a quota 22,51 miliardi, erosi da abusi, acquisti a costi eccessivi, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell'assistenza. Ma la cifra è in calo, visto che il rapporto Gimbe dello scorso anno ne aveva conteggiati 24,73. Criticità applicative riguardano anche i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), un paniere di prestazioni estremamente ricco, "ma che deve fare i conti con il pesante definanziamento pubblico" e "non rende esplicita né la metodologia per inserire le prestazioni nei LEA, né quella per sfoltirli".

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Quanto alla sanità integrativa, dei quasi 35 miliardi di spesa privata, l'88% in Italia è a carico dei cittadini, con una spesa pro-capite annua di oltre 500 euro. Ma, in questo ambito, le varie forme di sanità integrativa - come fondi, assicurazioni, casse mutua e società di mutuo soccorso - "intermediano" solo il 12,8% della spesa privata.     "Non esiste un disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Ssn, ma continua a mancare un piano preciso di salvataggio, condizionato dalla limitata capacità della politica di guardare a medio-lungo termine", sottolinea il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.

Nel 2025 mancheranno all'appello almeno 16 miliardi di euro per assicurare un finanziamento adeguato della sanità pubblica. . "Il nostro precedente rapporto aveva stimato un fabbisogno di spesa sanitaria di 200 miliardi per il 2025. Nel rapporto di quest'anno, tenendo conto anche dell'impatto economico dei nuovi Lea, la stima passa a 210 miliardi, pur restando molto prudenziale", sottolinea il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta. Questi 210 miliardi (oggi se ne spendono 114 annui) secondo le stime della Fondazione saranno colmati per 15 miliardi da un maggior finanziamento pubblico, per 15 miliardi da un aumento della spesa sanitaria privata (sia integrativa che a carico dei cittadini) e per 80 miliardi dal recupero dagli sprechi. Ma anche così, aggiunge Cartabellotta "ne mancheranno comunque 16 all'appello, colmabili solo con una consistente, ma improbabile, ripresa del finanziamento della sanità".    In particolare l'analisi si concentra sugli sprechi, pari nel 2016 a 22 miliardi. Di questi: 6,7 miliardi sono dovuti a sovra utilizzo (ad esempio antibiotici presi a sproposito o esami e interventi inutili); 4,9 miliardi a frodi e abusi; 2,2 ad acquisti con costi eccessivi; 3,4 derivano da sotto-utilizzo di interventi sanitari efficaci (come le vaccinazioni); 2,5 miliardi da complessità amministrative e 2,7 da inadeguato coordinamento dell'assistenza tra ospedale e territorio

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