
Un anno di anticipo sull'età di uscita per ogni figlio. E' questa la richiesta di sconto, sulla pensione di vecchiaia per le donne, che arriva dai sindacati. Si tratterebbe quindi di rafforzare l'agevolazione che già c'è (quattro mesi fino a un massimo, totale, di dodici). Non solo, le confederazioni vorrebbero anche degli 'scivoli' legati ai cosiddetti 'periodi di cura' in cui la donna ha dovuto rinunciare al posto di lavoro o comunque ridurre l'orario, per assistere bambini o familiari con gravi problemi di salute.
"Abbiamo chiesto una valorizzazione contributiva e un anticipo sull'uscita per riequilibrare" la situazione, visto che le lavoratrici sono state "le più penalizzate" dallo 'scalone' sull'età, spiega il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli.
I sindacati non abbassano poi la guardia sul congelamento dell'automatismo che porterebbe a 67 anni l'età di pensionamento. Anche se, vista il calo dell'aspettata di vita nel 2015, il dato definitivo sul rialzo potrebbe essere più basso. Di conseguenza sarebbero minori anche i costi dell'operazione. Per ora per la riflessione sull'argomento sembra limitata a singole eccezioni (in base ai lavori ad esempio). Le questioni saranno al centro del tavolo del 27 luglio al ministero de Lavoro. Un incontro politico, che potrebbe essere preceduto da uno 'tecnico'. Tra i temi da affrontare ci sono anche la pensione di garanzia per i giovani, la rivalutazione piena degli assegni al costo della vita, la separazione delle spesa previdenziale da quella per l'assistenza.




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