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Da Il Sole 24 Ore Sanità: La medicina è questione d'etichetta

Medicina Generale

Con sei semplici regolette che ogni medico d’ospedale dovrebbe seguire alla lettera. Certo questo mini-codice del “bon ton”, se applicato in ogni corsia, probabilmente non riuscirebbe nell’impresa impossibile di umanizzare le cure, ma almeno potrebbe garantire le buone maniere e far sentire più a suo agio il paziente durante la sua degenza. Perché secondo Kahn la maggior parte dei pazienti quando si lamenta del proprio dottore non lo fa perché si è sentita incompresa o ha percepito poca empatia, quanto piuttosto per alcuni comportamenti sgradevoli. Le frasi che si sentono di più sulla bocca dei pazienti suonano, secondo Khan, più o meno così: «Si è limitato a fissare lo schermo del suo computer» o «non sorride mai» e ancora «non sapevo con chi stavo parlando».Lo psichiatra americano racconta poi un’esperienza personale, durante un suo ricovero in ospedale, quando è rimasto piacevolmente impressionato dai modi educati di un chirurgo di origine europea: «Indipendentemente da che cosa egli stesse provando al momento, il suo comportamento (abbigliamento, maniere, linguaggio del corpo, contatto visivo) era impeccabile ». Un comportamento che ha fatto pensare a Khan di trovarsi di fronte a un vero «professionista» e soprattutto a un grande «gentleman». Ma quali sono le regole d’oro del galateo in camice bianco? Khan ne individua sei, molto semplici. E cioè: bussare e chiedere il permesso prima di entrare nella stanza dove è ricoverato il paziente; presentarsi esibendo il proprio tesserino e dicendo il proprio nome e cognome; stringere sempre la mano al paziente (ma lasciando i guanti se necessario); sedersi di fronte al paziente e avere un viso rilassato e sorridente, se il contesto lo permette. E poi spiegare brevemente al paziente le caratteristiche del reparto e del gruppo di medici e infermieri che si prenderanno cura di lui. Chiedere, infine, al paziente come si sente all’idea di essere ricoverato in ospedale e cercare di metterlo a proprio agio. Queste le leggi base, secondo Michael W. Kahn, di quello che lui stesso ha definito nel suo articolo l’«etiquette- based medicine». Osservare questi semplici princìpi della buona educazione migliorerebbe molto il rapporto medico-paziente a tutto vantaggio della soddisfazione di entrambi e senza far perdere tanto tempo a nessuno: «Negli ultimi anni ci sono stati numerosi tentativi di insegnare ai nostri giovani durante il corso di medicina a essere empatici, curiosi rispetto alla storia del malato, a sviluppare la compassione - spiega Kahn dalle pagine del «New england journal of medicine» -, sembra però che nessuno abbia insegnato a questi giovani una cosa fondamentale: i princìpi di base dell’educazione». Secondo lo psichiatra d’Oltreoceano insegnare a uno studente a essere comprensivo, attento, e a saper ascoltare un malato potrebbe essere una sfida quasi impossibile. Perché ci sono delle qualità che le persone possono anche non avere e non per questo sono condannate a diventare pessimi medici. Mentre, al contrario, non deve essere troppo complicato stabilire delle regole di buona educazione che tutti sono in grado di seguire.
«Modificare il carattere di una persona e il modo in cui pensa è molto più difficile che modificare dei comportamenti», conclude Kahn, che propone di integrare la formazione postuniversitaria dei futuri medici con un corso di buone maniere.
 

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