Contratto dirigenza medica ancora bloccato: Cimo lancia una proposta

Professione | Redazione DottNet | 19/04/2018 19:35

Sarà portata alla prossima riunione del 24 aprile. Intanto cala il numero dei medici occupati nella sanità pubblica

Il sindacato dei medici Cimo lancia una proposta per il rinnovo del contratto della dirigenza medica con l'obiettivo di superare lo stallo. Il documento, in cui viene proposto di discutere l'intero impianto della proposta in modo unitario e condiviso, è stato consegnato all'Aran ed alle altre organizzazioni sindacali in vista dell'incontro intersindacale previsto per il prossimo 24 aprile.    "Dopo nove anni di mancato rinnovo contrattuale e quattro governi allineati al blocco del contratto di lavoro - afferma il sindacato - la discussione sul contratto della dirigenza medica e sanitaria ha bisogno di imboccare una nuova strada".

In particolare per superare tre ostacoli: il finanziamento di fatto inferiore al resto dei comparti, incluso la medicina convenzionata; il mancato trasferimento dell'esclusività di rapporto sul monte salari; l'imposizione di un primo testo normativo frutto di un copia-incolla dei contratti appena siglati con l'area del comparto, che porterebbe a un testo normativo non migliorativo dei diritti i medici e dirigenti sanitari. "A causa del mancato rinnovo del contratto e dei tagli alla sanità", spiega Guido Quici, presidente nazionale Cimo, tra il 2010 e il 2016 secondo i dati del Mef ogni medico dipendente ha visto una perdita pro capite di 252 euro al mese, oltre 3.000 euro l'anno, a cui si aggiungono le decurtazioni che le aziende operano su fondi di posizione, risultato e disagio. Quindi un potere di acquisto ed un valore economico del professionista nettamente inferiore all'incremento contrattuale proposto".

Calano la spesa e l'occupazione per il personale

Continua a ridursi la spesa per il personale sanitario in Italia: l'incidenza della spesa per personale dipendente del Servizio sanitario nazionale (Ssn) sulla spesa sanitaria totale si è ridotta infatti di 1,1 punti percentuali tra il 2012 e il 2015, passando dal 32,2% al 31,1%.    Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2017, che rileva come il contenimento della spesa si è registrato, prevalentemente, nelle regioni sottoposte a Piano di Rientro (Campania, Calabria, Sicilia, Lazio e Puglia) e in 3 regioni/PA del Nord (PA di Bolzano, Lombardia e Liguria).   Si riduce dunque il personale medico e infermieristico.

A livello nazionale, rileva il Rapporto, "il numero di medici e odontoiatri del SSN si è ridotto in modo costante tra il 2012 e il 2015, passando da 109.151 unità nel 2012 a 105.526 unità nel 2015 (-3,3%). Il medesimo trend si riscontra, seppur in maniera più accentuata, se si rapporta il numero di medici e odontoiatri del SSN alla popolazione; infatti, in questo caso la riduzione del numero di unità è del 5,4%".  Anche per quanto riguarda il personale infermieristico, si riscontra a livello nazionale una riduzione costante, ma meno marcata (-2,1%), del numero di unità, che passano da 271.939 nel 2012 a 266.330 nel 2015.

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