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Niente fattura elettronica per medici e farmacisti

Arriva un aumento degli sconti per chiudere le liti con l'Agenzia delle Entrate
Professione

L'obbligo di fatturazione elettronica tra privati viene confermato a partire dal primo gennaio, ma non per tutti. Per medici e farmacisti, possessori di dati sanitari 'sensibili' e già operativi, almeno per quanto riguarda i titolari delle farmacie, con gli scontrini elettronici, non scatterà. E' questa la soluzione di compromesso individuata da governo e maggioranza dopo il rilievi avanzati dal Garante per la Privacy sulla e-fattura. Eliminarla o rinviarla a data da destinarsi costerebbe infatti troppo per le casse dello Stato, considerando il recupero di gettito stimato, pari ad oltre 1,9 miliardi di euro, già a bilancio per il prossimo anno. Allo stesso modo creerebbe un buco miliardario anche l'estensione delle sanatorie fiscali agli avvisi bonari per omesso versamento.

L'ipotesi, accarezzata per rendere più ampie le maglie della pace fiscale, sembra ormai tramontata, ancora una volta per motivi puramente finanziari. Esattamente come la norma sul 'saldo e stralcio' per i contribuenti in difficoltà economica che potrebbero vedersi annullate anche le cartelle superiori al limite dei 1.000 euro finora previsto nel provvedimento. Nonostante la volontà espressa di alcuni esponenti della Lega di inserirla nel corso parlamentare del decreto, al momento della misura non si è vista traccia. Perso il condono e ridimensionati gli annunci, dal decreto sembrano progressivamente quasi scemare i connotati meramente fiscali.

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Tra le 'correzioni' puramente fiscali è però in arrivo un aumento degli sconti per chiudere le liti con l'Agenzia delle Entrate. Nella nuova versione della sanatoria dovrebbe essere inserito ex novo un alleggerimento del 10% (con il pagamento quindi del 90% del valore della controversia, senza sanzioni e interessi) in caso di presentazione del solo ricorso, con la possibilità di diluire il versamento in cinque anni. In caso di vittoria, e quindi di "soccombenza" dell'Agenzia delle Entrate, in primo grado, il pagamento per sanare definitivamente la questione aperta con il fisco ammonterebbe al 40% dell'importo dovuto (contro il 50% previsto dalla norma originaria).

Lo sconto salirebbe quindi al 60% dal precedente 50%. In caso di vittoria in secondo grado, la percentuale scenderebbe invece al 15% (contro il 20% stabilito finora), con uno sconto dell'85% dall'80% stabilito nel decreto. Infine nell'eventualità di 'doppia conforme' (cioè di vittoria del contribuente nei primi due gradi di giudizio), sarebbe richiesto il pagamento del 5%, con un maxisconto del 95% sul valore della controversia. 

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