Canali Minisiti ECM

Un mal di gola persistente potrebbe essere sintomo di tumore

Oncologia Redazione DottNet | 31/01/2019 14:07

Insieme a raucedine, fiato corto e problemi alla deglutizione

Un mal di gola persistente, accompagnato da fiato corto, raucedine, difficoltà nel deglutire, mal d'orecchio e dei noduli inspiegabili potrebbero essere non solo le conseguenze di un raffreddore, ma di qualcosa di più serio, come un tumore alla gola. Lo dice uno studio dell'università dell'Exeter, pubblicato sul British Journal of general practice.  "La gente non deve allarmarsi, il mal di gola di per sè non è collegato a un cancro della laringe - commenta Weilin Wu, uno dei ricercatori dello studio - ma i medici devono approfondire se i pazienti riferiscono di soffrirne in modo persistente".  Nello studio sono stati esaminati i dati dei pazienti di oltre 600 medici di famiglia, e studiati 806 malati con tumore della laringe e più di 3500 persone come gruppo di controllo.

Si tratta del primo sguardo completo su tutti i sintomi di questo cancro, più frequente negli uomini, collegato all'uso di alcol e tabacco, che può portare alla rimozione di parte o tutta la laringe se scoperto quando ormai è ad uno stadio avanzato.  "Siamo tutti abituati al mal di gola, ma se viene segnalato al medico di base vuol dire che già c'è qualcosa di insolito - aggiunge Willie Hamilton, uno degli studiosi - e la combinazione di sintomi persistenti, quali appunto mal di gola, raucedine, problemi di respirazione o deglutizione, potrebbe essere un segnale d'allarme".

pubblicità

fonte: British Journal of general practice

Commenti

I Correlati

Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato

Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.

Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni

Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia

Ti potrebbero interessare

Dallo screening organizzato alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche: le evidenze emerse dall’EAU 2026 raccontano un cambio di paradigma nella gestione della neoplasia

Ultime News

Più letti