
La tecnica aiuterà gli scienziati a 'tracciare' la produzione della prolattina, ormone cruciale per assicurare scorte di latte alle mamme, ma che può anche essere iperprodotto da alcuni tumori pituitari, causando infertilità. La prolattina è stata collegata a oltre 300 funzioni biologiche. Si ritiene che giochi un ruolo nelle malattie autoimmuni come il lupus e l'artrite reumatoide, ma anche nell'infiammazione di cellule e tessuti. Gli scienziati hanno utilizzato i geni che permettono a lucciole e alle meduse di emettere luce, usandoli per creare una reazione chimica che 'accende' solo le cellule che esprimo la prolattina nei ratti. La tecnica permetterà agli specialisti di identificare quando e dove la prolattina viene espressa, per vedere in tempo reale come lavora questo ormone. Non ha dubbi sull'utilità del lavoro l'italiana Sabrina Semprini, ricercatrice che lavora all'università di Edimburgo e che ha firmato lo studio su 'Molecular Endocrinology'. "Poter accendere le cellule che esprimono questo ormone - spiega la Semprini - ci aiuterà a comprendere il suo ruolo nell'organismo e potrebbe essere utile alla ricerca di trattamenti per le diverse patologie legate alla prolattina". Intanto lo studio, finanziato dal Wellcome Trust, ha permesso di identificare con precisione le cellule che producono prolattina in tutto l'organismo.

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