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Le tolgono lo stomaco per errore: due medici sotto processo

Professione Redazione DottNet | 13/09/2019 18:40

L'intervento dopo una "diagnosi di tumore maligno" che si è rivelata "totalmente sbagliata"

Sarebbe bastata una "terapia farmacologica" per combattere un'ulcera gastrica e, invece, le è stato asportato per intero lo stomaco "per errore", dopo una "diagnosi di tumore maligno" che si è rivelata "totalmente sbagliata", secondo la Procura di Monza e i suoi consulenti. E' l'assurdo "calvario", come l'ha definito lei stessa, a cui è stata sottoposta una donna di 53 anni, ora parte civile, con l'avvocato Francesco Cioppa, nel processo in corso a carico di due chirurghi dell'ospedale Irccs MultiMedica di Sesto San Giovanni (Milano).

Stando alla ricostruzione del pm Alessandro Pepè, la 53enne, madre di tre figli e con un lavoro nel campo della ristorazione, per circa dieci mesi, dopo l'intervento di gastrectomia totale del 4 aprile del 2016, non riuscì più ad avere una vita normale (perse 30 kg) e anche oggi si porta dietro una "malattia certamente o probabilmente insanabile", la perdita di un organo.

La donna, come si legge negli atti dell'inchiesta, diede il "consenso informato" a quell'asportazione per una "diagnosi di tumore maligno dello stomaco" priva "di qualsiasi riscontro". Dal canto suo, invece, il gruppo ospedaliero MultiMedica ha chiarito che "fin dall'inizio, il chirurgo ha sostenuto con la nostra struttura sanitaria di essere intervenuto su un organo malato, nel primario interesse della paziente e nel pieno rispetto di tutte le regole della scienza medica".

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"Ridotta ormai ad uno scheletro vivente, il 19 aprile (del 2016, ndr) venni dimessa e rimandata a casa", ha raccontato la paziente nella sua denuncia, dove spiega passo dopo passo come si arrivò da un incidente stradale nel quale rimase coinvolta a fine marzo di quell'anno, che le lasciò sintomi vari come nausea e vomito, fino al ricovero al MultiMedica di Sesto e poi all'operazione in cui le venne tolto lo stomaco. Prima le dissero che era "portatrice di ulcera gastrica in fase di recrudescenza", poi che aveva "una grave forma di tumore". La operarono, come si legge nell'imputazione per lesioni colpose gravissime per i due chirurghi Valerio C. e Daniela B: (rispettivamente primo e secondo operatore), interpretando "in maniera completamente errata la Egds (esofago-gastro-duodenoscopia, ndr) e la Tac addominale" e senza "attendere l'esito delle biopsie eseguite".

L'analisi di "questo caso", hanno messo nero su bianco il professore e medico legale Arnaldo Migliorini e il professore e chirurgo Jacques Megevand, consulenti della Procura, è "estremamente semplice": "la paziente è stata operata come se fosse affetta da un cancro gastrico che non era documentato, con tutte le conseguenze del caso dovute alla mancanza ormai definitiva dello stomaco". La donna ha riportato nella denuncia anche che, quando il 5 maggio del 2016, diventata un "cadavere ambulante", nello stesso ospedale seppe che gli esiti istologici erano negativi, una dottoressa le disse: "Signora, la gastrectomia andava comunque effettuata per le altre patologie che la affliggevano!". Solo il 27 maggio 2016, ha aggiunto la paziente, da un "nostro consulente" medico "avemmo la conferma" che la diagnosi di tumore allo stomaco era "priva di fondamento scientifico".

Se si fossero seguite "le linee guida in materia", hanno concluso i consulenti dei pm, "tutto questo non sarebbe successo". Il gruppo ospedaliero, invece, sottolinea che l'operazione è stata eseguita "da un valente e stimato professionista, che opera presso il Gruppo MultiMedica da oltre 15 anni, con oltre 10.000 interventi all'attivo". Nella prossima udienza del processo, fissata per il 17 settembre, davanti al giudice di Monza Angela Colella, la 53enne verrà ascoltata in aula e parlerà di quella "vera e propria brutale, indegna ed ingiustificabile, sul piano scientifico, mutilazione".

fonte: ansa

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