
Curare una donna per un tumore al seno è molto più che curare semplicemente la sua patologia. L'obiettivo è aiutarla ad affrontare al meglio possibile la neoplasia e il periodo di cura, oltre che facilitarne il recupero psicofisico.Con questo obiettivo sarà inaugurato il 31 ottobre il Centro Komen Italia di terapie integrate in oncologia al Policlinico Gemelli. Per offrire a un numero sempre maggiore di donne la possibilità di usufruire di trattamenti complementari utili a migliorare il benessere psicofisico durante e dopo i percorsi di cura, a favorire gli effetti secondari delle terapie oncologiche e a ridurre i rischi di recidiva della malattia.
"È uno spazio destinato alle donne che hanno affrontato il tumore del seno - spiega il professor Riccardo Masetti, presidente di Komen e direttore della chirurgia senologica del Gemelli - mette a loro disposizione una serie di sevizi aggiuntivi che insieme alle terapie oncologiche tradizionali aiutano ad affrontare meglio questa malattia e a recuperare meglio. Perché il tumore al seno crea sempre oltre al problema oncologico una ferita nella vita di tutti i giorni della donna: a livello psicologico, relazionale e familiare. Spesso fa si che si guarisca dalla parte medica senza riprendersi pienamente da questo impatto negativo che la malattia ha collateralmente. Saranno offerti una serie di servizi che vanno dall'agopuntura alla riflessologia plantare, discipline scientificamente validate che possono ridurre gli effetti collaterali fastidiosi della terapia oncologica e aumentare l'adesione alle terapie, e una serie di attività che vanno dalla musicoterapia, l'arterapia, la scrittura creativa e lo yoga, il qi gong che aiutano a rielaborare meglio la malattia e a poter recuperare prima e meglio il proprio benessere psicofisico. Si lavorerà anche per ridurre il rischio di riammalarsi, insegnando a queste donne a modificare i propri stili di vita: migliorando l'alimentazione, essendo attive curando il proprio benessere psicologico".

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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