
Gemelli, al via nuovi trattamenti di radiologia interventistica
Alcuni tumori si possono trattare con nuove tecniche di radiologia interventistica che si affiancano e non si contrappongono ai trattamenti chirurgici, chemioterapici e radioterapici. Si tratta di procedure mirate, mini-invasive, che consentono di distruggere i tumori con il solo utilizzo di aghi inseriti per via percutanea, ossia senza esposizioni chirurgiche, o mediante la somministrazione di farmaci chemioterapici o di radiazione in maniera selettiva negli organi malati, riducendo gli effetti collaterali e migliorando la qualità di vita oltre che la sopravvivenza dei pazienti. A queste tecniche e tecnologie innovative è dedicato il meeting internazionale "MIO-Live 2020", Mediterranean Interventional Oncology al Policlinico Universitario Gemelli IRCCS.
Lo studio sulla chemioembolizzazione intra-arteriosa con particelle riassorbibili consente di veicolare in maniera selettiva il farmaco chemioterapico direttamente all'interno del tumore riducendone la diffusione sistemica e quindi gli effetti collaterali indesiderati. Si riassorbe dopo circa 30 minuti, in assenza di devascolarizzazione parenchimale, e riduce il rischio di insufficienza epatica post-procedurale anche in pazienti con patologia avanzata. Lo studio è stato coordinato da Antonio Gasbarrini, direttore area medicina interna della Fondazione Gemelli. Inoltre lo studio sull'utilizzo dell'approccio transradiale per il trattamento dei tumori epatici ha mostrato, rispetto all'approccio standard transfemorale, una significativa riduzione del disagio dopo il trattamento per il paziente sottoposto a procedure intra-arteriose, con ridotta degenza ospedaliera e più rapida ripresa delle normali attività quotidiane.
Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
Un’analisi pubblicata su Journal of Oncology Practice evidenzia il ruolo crescente di strumenti avanzati e approcci strutturati nel supporto alle decisioni cliniche in oncologia
Una terapia locoregionale mininvasiva, basata su ittrio-90, entra per la prima volta nella sperimentazione clinica sui tumori pancreatici non operabili. Il Policlinico Gemelli unico centro italiano coinvolto nello studio internazionale
Un’iniezione locale di nivolumab sulle lesioni precancerose della bocca riduce il rischio di progressione e può evitare interventi chirurgici ripetuti e debilitanti.
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