
Tra le proposte più accrediate la riduzione delle prime due aliquote, oggi al 23% e al 27%, di cui beneficerebbero in parte anche i redditi alti
Un vertice fra tecnici e politici della maggioranza, giovedì al Mef, per far partire i cantieri della riforma fiscale, con l'ambizioso obiettivo di una legge delega in consiglio dei ministri alla fine di aprile. Il ministro dell'economia Roberto Gualtieri ribadisce ancora una volta, di fronte agli alleati di governo di Italia Viva, di voler arrivare entro il 2020 a chiudere i decreti delegati. L'obiettivo è quello di "ridurre la pressione fiscale" innanzitutto sui fattori produttivi tenendo fermo "il principio costituzionale della progressività" e quindi abbandonando definitivamente la flat tax del governo precedente.
Certo la situazione, ammette il ministro, non è rosea. La battuta d'arresto del Pil a fine anno (-0,3%) ha sorpreso molti ed è stata colpita da fattori ricorrenti ma l'esecutivo mantiene la stima di un +0,6% di Pil quest'anno anzi Gualtieri spera di "fare meglio".
C'e' poi il modello sponsorizzato dal Movimento 5 Stelle, con la riduzione da 5 a 3 delle aliquote e una revisione degli scaglioni. Leu propone invece il modello tedesco dell'aliquota 'continua' (il prelievo sale progressivamente all'aumentare del reddito). Mentre Italia Viva ha annunciato un progetto di azzeramento dell'Irpef attuale in cambio di un sistema di prelievo 'universale', indipendente dalla fonte dei redditi, che salvi alcuni regimi sostitutivi come la cedolare secca sugli affitti, un "minimo esente" qualunque sia l'ammontare del reddito (che sale in base al nucleo familiare), incentivi alla natalita' e una "imposta negativa" che sostenga i working poors, quelli che M5S vorrebbe aiutare, invece, con il salario minimo.
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