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Fegato grasso per oltre 20 milioni di italiani

Gastroenterologia

Per arginare l'emergenza 'fegato grasso' è stata testata per la prima volta su 181 pazienti la silibina, somministrata in una nuova forma (fitosoma) per favorirne la biodisponibilità. "L'arruolamento dei pazienti nello studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco,
di fase III è ormai concluso - spiega il direttore medico Carlo di Manzano dell'Istituto biochimico italiano - Ora dobbiamo aspettare solo i risultati dell'analisi statistica, ma siamo molto fiduciosi. Lo studio ha valutato l'efficacia di Realsil*, costituito dall'associazione di silibina estratta dal cardo mariano, fosfolipidi e vitamina E, nel migliorare il danno epatico in pazienti con fegato grasso non alcolico in presenza o meno di infezione da Hcv".

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"La steatosi - sottolinea - può essere solo il primo passo verso una steatoepatite, infiammazione che rende più sensibili le cellule epatiche, gli epatociti, alla morte cellulare programmata (apoptosi) ealla necrosi. Di conseguenza anche alla cirrosi, che colpisce il 3% della popolazione e assieme al carcinoma epatico ogni anno miete circa 50.000 vittime". La silibina, sostanza naturale derivata dal cardo mariano e utilizzata anche come antidoto nell'avvelenamento dal fungo. Amanita phalloides, ha potenti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antifibrotiche, sottolineano gli esperti. Lo studio è stato condotto in diversi centri italiani ed europei, coordinati da Carmela Loguercio, associato di Gastroenterologia alla II Università di Napoli. I 181 pazienti arruolati, che non avevano avuto benefici da precedenti terapie, sono stati seguiti per un anno e tutti hanno effettuato biopsia epatica all'inizio della ricerca, alcuni anche alla fine.
 

Gastroenterologia
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