
"Lo Stato dia un segnale forte e chiaro con un indennizzo alle famiglie di medici e infermieri deceduti per la loro attività di tutela della salute pubblica"
"Lo Stato dia un segnale forte e chiaro con un indennizzo alle famiglie di medici e infermieri deceduti per la loro attività di tutela della salute pubblica. Altrimenti noi siamo pronti a dare battaglia". Le prime avvisaglie di strascichi giudiziari sulla questione Coronavirus arrivano da Torino, dove l'avvocato Gino Arnone ha ricevuto dalla famiglia di una 'vittima professionale' l'incarico di esplorare la possibilità di muovere un'azione legale. In Italia i camici bianchi contagiati sono oltre 5.200. Ad oggi sul portale di Fnomceo, la Federazione degli ordini dei medici (pur precisando che la causa della morte non può essere direttamente ricondotta al virus perché "il tampone non viene effettuato") compaiono, in un elenco listato a lutto, i nomi di trenta dottori deceduti nei giorni dell'epidemia.
Si tratta di una legge nata originariamente per gli appartenenti alle forze di polizia e alle forze armate caduti (o rimasti invalidi) durante operazioni di servizio, ma che è stata ripetutamente estesa e aggiornata nel corso degli anni. Le circostanze legate al Coronavirus, naturalmente, sono senza precedenti, ma secondo l'avvocato vi rientrano a pieno titolo: la legislazione, infatti, ammette ai benefici il personale "impegnato in attività di tutela della salute pubblica". E se c'è una categoria in prima linea contro la pandemia è proprio quella di medici e infermieri. Una volta ricevute le cartelle cliniche relative al caso di cui si sta occupando, Arnone preparerà le diffide. Il primo passo. I tamburi di guerra stanno suonando, ma secondo l'avvocato una strada per evitare lo scontro nei tribunali ancora esiste: basta che lo Stato cominci a staccare gli assegni.
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