
La riforma della responsabilità professionale torna al centro del dibattito sanitario. Nel giro di ventiquattro ore, dal congresso nazionale Anaao Assomed in corso a Roma, sono arrivate prese di posizione che convergono su un obiettivo preciso: limitare la responsabilità penale dei medici ai soli casi di colpa grave.
Un orientamento sostenuto sia dal ministro della Salute Orazio Schillaci sia dal principale sindacato della dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale, che individuano nella medicina difensiva uno dei problemi da affrontare per migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti e rafforzare l'attrattività del sistema pubblico.
Schillaci: rafforzare lo scudo penale
Intervenendo al congresso Anaao, Schillaci ha confermato che il Governo sta lavorando a una revisione della normativa nell'ambito del disegno di legge sulle professioni sanitarie. "Con lo stesso disegno di legge puntiamo a rafforzare lo scudo penale, anche per arginare i rischi della medicina difensiva", ha affermato il ministro, ricordando che l'obiettivo è rendere il medico "penalmente punibile esclusivamente per colpa grave", salvaguardando al tempo stesso la valutazione del caso concreto.
Secondo il ministro, la misura si inserisce in una strategia più ampia volta a migliorare l'attrattività del Servizio sanitario nazionale e a favorire la permanenza dei professionisti nel sistema pubblico.
Anaao: il 95% delle denunce non porta a condanne
Secondo il sindacato, il sistema attuale continua ad alimentare la medicina difensiva nonostante la maggior parte dei procedimenti non si concluda con una condanna. "Il 95% delle denunce nei confronti dei medici non porta poi a una condanna", sottolinea l’organizzazione. Per Anaao il problema non riguarda soltanto i professionisti ma la stessa capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire cure appropriate. "Quando ogni decisione clinica rischia di trasformarsi in un potenziale procedimento giudiziario, il problema riguarda la capacità stessa del Servizio sanitario nazionale di garantire cure sicure, tempestive e appropriate", afferma il sindacato.
Da qui la richiesta di una riforma che tenga conto non solo dell'atto medico in sé, ma anche del contesto nel quale viene esercitato, considerando fattori come carenze organizzative, disponibilità di risorse, urgenze e complessità clinica.
Il tema della medicina difensiva
Sul punto emerge una sostanziale convergenza tra ministero e rappresentanze sindacali. L'idea di fondo è che l'attuale esposizione al rischio giudiziario contribuisca ad alimentare comportamenti difensivi, con un aumento di esami, procedure e prescrizioni motivate più dalla necessità di tutelarsi da possibili contenziosi che da effettive esigenze cliniche.
Resta ora da capire quale forma assumerà concretamente la riforma annunciata dal Governo e se il principio della punibilità limitata ai casi di colpa grave riuscirà a tradursi in una modifica normativa capace di trovare un equilibrio tra tutela dei pazienti e protezione dell'attività professionale dei sanitari.




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