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Test sierologico per 150mila: sarà un'operazione gigantesca

Società di statistica, mappa per età, genere, lavoro. Italia al top
Infettivologia

L'operazione per effettuare 150 mila test seriologici rappresenta uno sforzo "gigantesco" per permettere all'Italia di mappare la diffusione del Coronavirus non solo sul piano territoriale, ma anche per fasce d'età, genere e per profili occupazionali. Un'iniziativa che si baserà su un'indagine a campione "monstre" e che candiderà il Paese a "una leadership" conoscitiva del fenomeno a livello internazionale. A mettere in luce le dimensioni del progetto è la presidente della Società di statistica italiana (Sis), Monica Pratesi. Anche altri Stati stanno procedendo a indagini simili, ma per ora i numeri sono diversi: per esempio, "la Spagna pensa a 30 mila famiglie", spiega la professoressa, docente di statistica all'università di Pisa. Volendo fare invece un paragone con altre rilevazioni nazionali, quella sulle forze lavoro, dice, "è fatta su 75 mila famiglie".

Insomma è difficile trovare campagne che presentino certe cifre. D'altra parte "in gioco c'è una posta importante: si sente parlare di immunità aziendale, di valutare chi rientrerà prima a lavorare, quali saranno le fasce d'età da tenere in quarantena. Sono decisioni importantissime", riconosce Pratesi. Un'operazione così avrebbe quindi bisogno, è il ragionamento, di essere accompagnata passo dopo passo, anche se i tempi sono stretti. I test seriologici sono un pezzo della strategia per la fase di ripartenza del Paese. La gara per l'acquisto dei kit per i test è stata indetta e le scadenze sono ravvicinate: entro il 22 aprile dovrà avvenire la presentazione delle offerte, ed entro il 29 aprile ci sarà la sottoscrizione del contratto di fornitura. La strutturazione del campione sarà finalizzata a rintracciare i soggetti più rappresentativi. Occorrerà intercettare "le persone nei luoghi in cui vivono", evidenzia Pratesi. Certo, ammette, "sarà fondamentale che chi viene selezionato partecipi". Ovviamente "se la persona si rifiuta non si va a prelevarla a casa con i carabinieri".

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Gli italiani però, rassicura, "sono un popolo di partecipatori, le persone contribuiscono volentieri ma al tempo stesso vogliono essere informate. Anche perché si richiede di andare a fare un test con un prelievo di sangue". E' qui, riflette Pratesi, "che entra in gioco la mano del Governo: non basteranno lettere di convincimento, servono anche delle norme". Senza dimenticare che dovrebbe essere previsto anche "il coinvolgimento dei minorenni". Il risultato di tutta l'operazione sarà una percentuale ma, osserva l'esperta, "di grosso rilievo": la stima della "prevalenza sierologica degli italiani". Si tratta di "contare quanti sono i soggetti con anticorpi sulla popolazione e restituire l'informazione stratificata secondo i criteri individuati". E quando si va a indagare su una pandemia i campioni non possono che essere molto grandi, si parla in termini tecnici di "master sample". Pratesi, da presidente della Sis, rimarca quanto sia in questi casi "fondamentale coinvolgere la statistica ufficiale", in modo da "mettere ordine ed evitare la confusione".

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