Scoperta una relazione causale positiva tra le dimensioni delle particelle di colesterolo HDL e il rischio di infarto

Medicina Interna | Redazione DottNet | 01/04/2021 19:58

Lo rivela uno studio condotto dall’Hospital del Mar Medical Research Institute (IMIM), pubblicato su “Metabolism, Clinical and Experimental"

Uno studio condotto dall’Hospital del Mar Medical Research Institute (IMIM), pubblicato su “Metabolism, Clinical and Experimental” ha dimostrato che non tutto il cosiddetto “colesterolo buono” – cioè il colesterolo delle lipoproteine ad alta densità (colesterolo-HDL) – è sano.

Si tratta di uno studio al quale hanno preso parte anche ricercatori del CIBER on Cardiovascular Diseases (CIBERCV), del CIBER on Obesity and Nutrition (CIBEROBN) e del CIBER on Epidemiology and Public Health (CIBERESP), nonché altri dell’Ospedale Clínic-IDIBAPS, IDIBELL, dell’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau Research Institute e dell’Ospedale Clínico Universitario di Saragozza.

La fisiopatologia del rischio cardiovascolare lipoproteico
Il colesterolo HDL è associato a un calo del rischio di malattie cardiovascolari (CV) in quanto trasporta il colesterolo depositato nelle arterie al fegato per essere eliminato. Questo contrasta con il cosiddetto “colesterolo cattivo” (colesterolo delle lipoproteine a bassa densità o colesterolo-LDL), che causa l’accumulo di colesterolo nelle arterie e aumenta il rischio CV.

Sebbene i farmaci che abbassano il colesterolo-LDL riducano il rischio CV, quelli che aumentano il colesterolo HDL non si sono dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di malattie cardiache. Questo paradosso ha messo in discussione la relazione tra “colesterolo buono” e rischio CV e i ricercatori stanno ora studiando le caratteristiche di queste particelle di colesterolo-HDL.

Studiate le caratteristiche genetiche del colesterolo-HDL
Nel lavoro, gli autori – guidati da Robert Elosua, ricercatore presso l’Hospital del Mar-IMIM, CIBERCV, e l’Università della Vic-Central University of Catalonia (UVic-UCC) – hanno analizzato le caratteristiche genetiche che determinano le dimensioni delle particelle di “colesterolo buono”, e poi hanno studiato la loro relazione con il rischio di infarto del miocardio.

La conclusione è che le caratteristiche genetiche legate alla generazione di grandi particelle di colesterolo HDL sono direttamente associate a un rischio più elevato di infarto, mentre le caratteristiche legate alle piccole particelle di colesterolo-LDL sono correlate a un minor rischio di infarto.

«C’è una relazione causale positiva tra le dimensioni delle particelle di colesterolo HDL e il rischio di infarto, quindi anche se dobbiamo aumentare i livelli di “colesterolo buono” nel sangue, devono essere sempre piccole particelle» spiegano i ricercatori.

Più efficienti nell’eliminazione epatica le particelle piccole
Le particelle di colesterolo-HDL sono più efficaci nel trasferire il colesterolo al fegato in modo che possa essere eliminato. «Se abbiamo bisogno di fare qualcosa in relazione all’HDL, è aumentare il numero di piccole particelle, che sono quelle che svolgono adeguatamente la funzione di eliminare il colesterolo, quelle che lo spostano davvero nel fegato per la rimozione, e non gli permettono di accumularsi nelle arterie e causare malattie CV» sottolineano.

In particolare, è emerso che il diametro medio delle particelle HDL, i livelli di colesterolo delle HDL molto grandi e il contenuto di trigliceridi nelle HDL molto grandi erano direttamente associati al rischio di malattia coronarica, mentre il contenuto di colesterolo nelle HDL di medie dimensioni era inversamente correlato a questo rischio.

Pertanto, alcune caratteristiche qualitative delle HDL (relative alle dimensioni, alla distribuzione delle particelle e al contenuto di colesterolo e trigliceridi) sono risultate correlate al rischio di malattia coronarica, mentre non sono risultati tali i livelli di colesterolo HDL.

Attualmente, non ci sono farmaci che aumentano i livelli di colesterolo-HDL e riducono il rischio di malattie CV. «Questo studio evidenzia nuovi e potenziali obiettivi terapeutici nel campo delle malattie CV, tra cui diversi geni legati agli aspetti qualitativi delle particelle HDL, che possono contribuire alla prevenzione CV» concludono gli studiosi.

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