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Studio: l'alfa-lattoalbumina è presente sulle cellule di carcinoma mammario e assente sulle cellule mammarie normali

Oncologia Redazione DottNet | 16/11/2021 14:07

Avviato negli Stati Uniti il primo trial clinico per un vaccino contro il tumore al seno che sarà somministrato in tre dosi

«Aver individuato una proteina, l'alfa-lattoalbumina, presente sulle cellule di carcinoma mammario e assente sulle cellule mammarie normali (eccetto che nel periodo dell'allattamento) costituisce l'aspetto più interessante di questa ricerca sul vaccino contro il carcinoma mammario": è il commento di Lucia Dal Mastro, coordinatrice del Working Group Mammella di Alleanza Contro il Cancro, specialista in Oncologia Medica e professore associato della Scuola di Specialità in Oncologia Medica presso l'Università degli Studi di Genova nonché Direttore della Breast Unit dell'ospedale IRCCS San Martino di Genova, alla notizia dell'avvio negli Stati Uniti, del primo trial clinico per un vaccino contro il tumore al seno che sarà somministrato in tre dosi, inizialmente a pazienti che hanno avuto un carcinoma mammario triplo negativo e sono a rischio recidiva.

  "Per questa sua caratteristica l'alfa-lattoalbumina costituisce un ottimo bersaglio per lo sviluppo di un vaccino che avrebbe la capacità di stimolare le cellule del sistema immunitario solo contro il tumore e non contro il tessuto sano.

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a sperimentazione - aggiunge ancora Dal Mastro - è in una fase ancora molto precoce: individuazione della dose adeguata da somministrare e valutazione della capacità di stimolare una risposta immunitaria. Questa prima fase di sperimentazione sarà condotta in donne operate per carcinoma mammario triplo negativo, che hanno già ricevuto i trattamenti post- operatori standard. Solo se questa prima fase darà i risultati previsti si potrà passare alla sperimentazione in donne sane ma a rischio di sviluppare un carcinoma mammario, valutando quindi - conclude l'oncologa- se è davvero possibile prevenire lo sviluppo del cancro mammario con un vaccino come oggi accade per alcune malattie infettive».

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