
Spaventa anche il rischio del contagio, Roberto Burioni: «Protocolli rigorosi hanno permesso di andare avanti anche nei momenti critici»
«Il 20 febbraio 2020 veniva diagnosticato il primo caso italiano di Covid-19. Da quel momento la nostra vita è stata sconvolta in un modo che nessuno avrebbe potuto immaginare: oltre 17milioni di casi, più di 166 milioni di morti, una cifra paragonabile solo al primo anno della Grande Guerra del 1915-18. Ci siamo trovati senza armi davanti a un nemico pericolosissimo, che la scienza ha saputo affrontare con una energia e una velocità tanto poco immaginabile quanto l’entità della pandemia. Sono stati messi a punto in pochi mesi, quando in passato erano necessari oltre dieci anni, vaccini e farmaci estremamente efficaci che ci hanno permesso di affrontare "in attacco" gli ultimi mesi di questa emergenza».
A dirlo è il virologo Roberto Burioni, che venerdì 10 e sabato 11 giugno sarà a Napoli assieme ai maggiori esperti di Odontoiatria (tra i quali anche il Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Enrico Gherlon) per la XX edizione del Congresso della Commissione nazionale dei corsi di studio in Igiene dentale, evento presieduto dal professor Luca Ramaglia (Federico II). «Alcune professioni hanno dovuto impegnarsi di più - prosegue Burioni - lavorando in condizioni disagiate e rischiose e senza la possibilità di fermarsi per garantire ai pazienti l’assistenza indispensabile e non differibili: tra questi in prima linea si sono trovati odontoiatri e igienisti dentali. L’implementazione di protocolli rigorosi, basati sulle evidenze scientifiche e un notevole sacrificio personale hanno fatto sì che nel nostro Paese i pazienti abbiano continuato a ricevere l’assistenza anche nei momenti più critici della pandemia.
«Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, le attività odontoiatriche, sia private che pubbliche - dice il professor Ramaglia - hanno continuato ad offrire assistenza alla popolazione italiana limitandola nella fase uno alla gestione delle urgenze e delle prestazioni indifferibili ma rapidamente ripristinando le normali attività nella fase due in aderenza alle precise disposizioni elaborate dallo specifico Tavolo Tecnico dell’Odontoiatria opportunamente insediato presso il Ministero della Salute a supporto del CTS governativo. L’efficacia delle indicazioni operative e la loro puntuale applicazione da parte della professione odontoiatrica ha contribuito sia a contenere la diffusione del contagio sia ad una rapida ripresa in sicurezza dell’assistenza ordinaria». Dunque la professione odontoiatrica italiana è stata in grado di limitare l’impatto della pandemia sulla salute orale degli italiani, ma il peggioramento delle condizioni economiche generali purtroppo sta comportando un grave rinuncia alla prevenzione e alla cura delle malattie dento-gengivali da parte di molti cittadini. L’odontoiatria italiana (Campania in testa) è per il 93% privata e solo per il 7% pubblica per cui in assenza di un ampliamento dell’assistenza odontoiatrica pubblica si osserverà a breve un impatto molto negativo della pandemia da Covid 19 sulla salute orale con ripercussioni anche sulla salute sistemica considerando lo stretto rapporto che esiste tra malattie dento-gengivali e alcune gravi malattie sistemiche come ad esempio il diabete, alcune patologie cardiovascolari o il parto prematuro.
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