
Confprofessioni ha chiesto ai senatori un intervento strutturale per azzerare i costi ed evitare così che gli oneri di transizione digitale e semplificazione dei pagamenti tornino a gravare, esclusivamente, su imprese e professionisti
Saranno circa sette miliardi le operazioni pagate con il Pos. Una massa di dati che finiranno al setaccio dal fisco, grazie alla modifica introdotta con il decreto Pnrr2 (Dl 36) pronto a riprendere l’esame in commissione al Senato e in tempi molto stretti visto che la conversione dovrà avvenire entro il prossimo 29 giugno. La modifica toglierà ogni dubbio sulle operazioni da comunicare a carico dei gestori di carte e bancomat. Le transazioni andranno, infatti, trasmesse tutte all’Anagrafe tributaria a prescindere se l’acquisto sia effettuato da un privato cittadino o da un operatore economico con partita Iva. La finalità sarà di scovare il sommerso e, con la messa a disposizione del pacchetto di informazioni alla Guardia di Finanza, anche il riciclaggio. Il flusso giornaliero potrà consentire al Fisco un’analisi del rischio più accurata, cercando anche di setacciare possibili anomalie in esercenti, negozianti, professionisti, si legge sul Sole24ore.. Tra queste la presenza di pochissime o ridotte operazioni ma per un controvalore elevato, che potrebbero far scattare il sospetto di evasione o riciclaggio.
Ma c'è un'anomalia: a fronte del valore più alto per numero di Pos fa da contraltare il numero più basso di operazioni per terminali.
Inoltre, come ha fatto notare anche Confcommercio nella nota inviata alle commissioni Affari costituzionali e Istruzione del Senato che presto entreranno nel vivo del lavoro per la conversione in legge del Dl «Pnrr2», bisognerebbe ragionare anche in termini di politiche attive per negozianti, commercianti, professionisti, autonomi esposti alle potenziali sanzioni. Questo si tradurrebbe, a detta dell’associazione di categoria, nella necessità di innalzare il credito d’imposta sul costo delle commissioni sostenute da chi accetta pagamenti tracciabili: tax credit ora al 30% che andrebbe «elevato strutturalmente al 50%» e per cui andrebbe estesa la platea di beneficiari «superando il limite di 400mila euro di fatturato».
Confprofessioni ha chiesto, intanto, ai senatori «un intervento strutturale» per azzerare i costi ed evitare così che gli oneri di transizione digitale e semplificazione dei pagamenti tornino a «gravare, esclusivamente, su imprese e professionisti». Considerazioni che sembrano aver fatto breccia nei parlamentari. Tra gli emendamenti segnalati ci sono proprio modifiche per cercare di prolungare e aumentare i bonus per gli operatori economici. Il problema sarà quello di trovare le coperture: una missione che si annuncia quasi impossibile per un provvedimento che non può contare su nuove risorse.
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