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Quinta dose vaccino Covid: chi deve farla e quando

Infettivologia Redazione DottNet | 04/01/2023 15:31

Le istruzioni sono contenute in una nota emessa congiuntamente dal Ministero della Salute, dall’Istituto superiore di Sanità, dall’Agenzia italiana del farmaco e dal Consiglio superiore di Sanità

La repentina fine delle restrizioni in Cina, nonostante una forte ondata di contagi nel gigante asiatico, ha riportato alla ribalta il Covid-19 e il tema delle vaccinazioni. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla quinta dose del vaccino Le indicazioni per la quinta dose del vaccino per il Covid-19 sono contenute in una nota emessa congiuntamente dal Ministero della Salute, dall’Istituto superiore di Sanità, dall’Agenzia italiana del farmaco e dal Consiglio superiore di Sanità, risalente alla metà di ottobre. Nel documento si legge che “al fine di realizzare un ulteriore consolidamento della protezione conferita dai vaccini nei confronti delle forme gravi di COVID-19, e nel rispetto del principio di massima precauzione, si raccomanda un’ulteriore dose di richiamo con vaccino a mRNA bivalente” a determinate categorie.

Le categorie individuate dalle istituzioni sanitarie sono: le persone di età superiore agli 80 anni; gli ospiti delle strutture residenziali per anziani; le persone di età superiore ai 60 anni con fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti. Inoltre possono ricevere la quinta dose del vaccino anche le persone con più di 60 anni di età che ne facciano richiesta: anche in questo caso l’ulteriore dose di vaccino è a mRNA bivalente, cioè studiata per la variante Omicron del Covid-19. Per tutte le categorie il criterio di accesso alla quinta dose è che siano trascorsi almeno 120 giorni dal precedente richiamo oppure dall’ultima infezione da SARS-CoV-2: in questo secondo caso fa fede la data del test risultato positivo.

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La nota congiunta delle istituzioni sanitarie, inoltre, ricorda che tutti i vaccini attualmente somministrati per il Covid-19 possono essere somministrati in concomitanza con altri vaccini: l’unica eccezione è per quello contro il vaiolo delle scimmie, per il quale è necessaria una distanza di almeno 28 giorni tra le due somministrazioni. Sul tema è intervenuto all’ANSA Guido Forni, già ordinario di Immunologia all'Università di Torino e membro della Commissione Covid-19 dell'Accademia dei Lincei: la quarta dose e la quinta sono "estremamente importanti dopo i 60 anni" perché anche "il sistema immunitario invecchia”. Questo avviene, spiega ancora Forni, “a causa del fenomeno chiamato 'immunosenescenza', le persone anziane hanno difficoltà a ricordare anche dal punto di vista immunologico”. Per questo negli anziani "la risposta immunitaria dura poco e il richiamo ogni cinque o sei mesi potrebbe essere la via di procedere per il futuro". Grazie a questa strategia è quindi possibile, secondo l'esperto, tenere testa al virus: “Finora è evidente che vaccini e richiami riescono a controllare anche le numerose sottovarianti”. Sempre che il Covid-19 non riservi sorprese: “Non sappiamo quali saranno prossime mosse del virus, che non ha né una strategia né una logica"

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