Canali Minisiti ECM

Vaccinazioni in farmacia, da misura emergenziale a servizio stabile: l'Italia tra i casi di studio dell'FIP

Vaccini Redazione politico sanitaria | 12/06/2026 14:12

Il rapporto della Federazione farmaceutica mondiale inserisce l'Italia tra le esperienze più significative nella vaccinazione in farmacia. Circa un vaccino su cinque viene somministrato dai farmacisti.

Quando le vaccinazioni in farmacia furono introdotte durante l'emergenza Covid, non era immediato pensare che sarebbero diventate una componente stabile dell'offerta sanitaria. A distanza di pochi anni, però, il modello italiano viene indicato dalla Federazione farmaceutica mondiale (FIP) come uno dei casi di studio più interessanti a livello internazionale.

È quanto emerge dal rapporto "Country case studies on pharmacy-based vaccination", che ha analizzato l'esperienza di sette Paesi - Australia, Canada, Francia, Irlanda, Italia, Portogallo e Regno Unito - con l'obiettivo di individuare le migliori pratiche nella somministrazione dei vaccini da parte dei farmacisti.

pubblicità

Dall'emergenza alla normalità

Secondo il rapporto, l'Italia ha progressivamente trasformato una misura nata in risposta alla pandemia in un servizio strutturale e integrato nell'offerta sanitaria. Oggi le farmacie aperte al pubblico sono oltre 20 mila e circa 5 mila sono già abilitate alla somministrazione dei vaccini, con almeno un farmacista formato per sede.

Nel corso del 2025 i farmacisti hanno somministrato il 19,4% di tutti i vaccini effettuati nel Paese. La quota sale a circa il 30% per le vaccinazioni antinfluenzali e raggiunge quasi la metà delle somministrazioni anti-Covid. Numeri che, secondo gli autori del rapporto, testimoniano il consolidamento di un servizio che ha ormai superato la fase sperimentale.

I punti di forza del modello italiano

La FIP individua tre elementi che hanno favorito lo sviluppo della vaccinazione in farmacia nel nostro Paese. Il primo è rappresentato dalla capillarità della rete territoriale. Con una farmacia ogni 3.000 abitanti, l'Italia dispone di una delle reti più diffuse in Europa, in grado di raggiungere anche aree rurali o periferiche.

Il secondo riguarda il quadro normativo costruito negli anni successivi alla pandemia, che ha progressivamente stabilizzato il ruolo dei farmacisti vaccinatori. Il terzo elemento è la fiducia dei cittadini nei confronti delle farmacie, considerate sempre più spesso un punto di accesso immediato ai servizi sanitari. Per svolgere l'attività vaccinale, i farmacisti devono seguire percorsi formativi specifici, comprendenti corsi dedicati, certificazione BLSD e formazione sulla gestione delle emergenze, compreso lo shock anafilattico.

Le criticità ancora aperte

Il rapporto non si limita però a evidenziare gli aspetti positivi. Tra le principali criticità vengono segnalate le differenze regionali nell'organizzazione del servizio e nei sistemi di rimborso. Secondo gli autori, l'autonomia delle singole Regioni continua a produrre modalità operative non sempre uniformi sul territorio nazionale.

Un secondo tema riguarda la digitalizzazione. Non tutte le farmacie risultano infatti collegate in tempo reale ai sistemi informativi vaccinali, rendendo più complessa la raccolta e la condivisione dei dati. Anche il livello dei rimborsi viene indicato come un possibile elemento di attenzione. La tariffa per la somministrazione, definita durante la fase emergenziale, potrebbe non riflettere più i costi effettivi sostenuti dalle strutture.

Il confronto internazionale

Tra i Paesi analizzati, il Portogallo e il Regno Unito rappresentano gli esempi più avanzati di integrazione della vaccinazione in farmacia. In Portogallo, dove circa l'80% dei farmacisti è abilitato alla somministrazione, le farmacie hanno erogato nel 2025 il 70% delle vaccinazioni destinate agli over 60. Nel Regno Unito, invece, oltre quattro milioni di vaccini antinfluenzali sono stati somministrati nelle farmacie durante la stagione 2024-2025.

Più complessa la situazione canadese, caratterizzata da una forte frammentazione tra province e territori e dall'assenza di un registro vaccinale nazionale unificato.

Un modello osservato a livello internazionale

Al di là delle classifiche, il rapporto segnala come la vaccinazione in farmacia stia diventando una componente sempre più rilevante delle strategie vaccinali adottate dai sistemi sanitari.

Nel caso italiano, il percorso compiuto negli ultimi anni mostra come un servizio introdotto in risposta a una crisi sanitaria possa trasformarsi in un'attività stabile e riconosciuta. Restano aperte alcune questioni organizzative e tecnologiche, ma il giudizio complessivo della Federazione farmaceutica mondiale è chiaro: l'esperienza italiana rappresenta oggi uno dei riferimenti internazionali più osservati nel campo della vaccinazione di prossimità.

Commenti

Rispondi

I Correlati

L'ultima presa di posizione dell'amministrazione Trump contro lo Iarc è solo l’ultima frattura tra due mondi sempre più lontani. Ora anche nelle politiche sanitarie.

Dal convegno Sunifar il richiamo a un maggiore coinvolgimento delle farmacie rurali nella rete territoriale. Le nuove esigenze spingono verso rinnovati modelli di assistenza.

Dalle terapie intensive al piano pandemico, dalla gestione dei vaccini alle competenze tra Stato e Regioni. La Commissione Covid sarà davvero utile solo se offrirà strumenti rivolti alla preparedness sanitaria.

Presentato a Breslavia il nuovo position paper del PGEU. Al centro preparedness sanitaria, continuità delle cure e gestione delle future crisi.

Ti potrebbero interessare

Allarme su adolescenti e gravidanza: richiami non completati e immunizzazione materna ancora poco diffusa. In Europa tornano a crescere pertosse e morbillo

Secondo Vaccines Europe il 41% dei vaccini in pipeline è destinato a malattie senza protezione. Farmindustria richiama il ruolo della prevenzione come investimento per il SSN

Studio Ecdc: protezione confermata anche in caso di infezione post vaccinica