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Tagli alle pensioni: facciamo chiarezza. Intatti gli assegni Enpam

Il provvedimento riguarda i medici iscritti all'Inps che sino al 31 dicembre 1995 possono contare su un’anzianità contributiva da 1 settimana fino a 14 anni e 6 mesi, avendo diritto ad un trattamento misto (retributivo+contributivo)
Previdenza

Di fronte alle anticipazioni giornalistiche sui contenuti della prossima Legge di Bilancio molti medici ancora in attività sono entrati in fibrillazione e diversi sindacati sono scesi sul piede di guerra. Difficile districarsi fra tabelle ed elaborazioni tecniche, anche perché il testo potrebbe essere soggetto (e lo è già stato) a modifiche. È tuttavia opportuno fare chiarezza su alcuni concetti generali, che emergono dai dati finora a disposizione, riservando al prossimo futuro ulteriori approfondimenti.

Innanzitutto nessuna delle norme che saranno sottoposte all’esame del Parlamento impatta sulle pensioni dell’Enpam: non devono quindi preoccuparsi i medici convenzionati ed accreditati (medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali, addetti alla continuità ed emergenza) e neppure quei medici a rapporto d’impiego che hanno scelto la disciplina previdenziale Enpam (i cosiddetti transitati alla dipendenza). Allo stato per loro non ci sono modifiche né migliorative né peggiorative (e questa è già una buona notizia).

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Le brutte notizie riguardano i medici dipendenti iscritti all’Inps e possono essere riassunte in due grandi filoni:

Questo canale di uscita per i medici è tuttavia scarsamente appetibile, sia per la ridotta entità dell’assegno, sia per l’impossibilità di svolgere attività libero professionale sino al compimento dell’età di vecchiaia, sicché è lecito ritenere che siano pochi i sanitari realmente colpiti dal nuovo regime.

    • Quota 103. Dopo gli ultimi chiarimenti all’interno della maggioranza, dovrebbe essere rientrata l’ipotesi di passare alla Quota 104. Quindi il requisito per l’uscita anticipata dovrebbe rimanere fissato a 62 anni di età e 41 di contributi, ma con alcune novità peggiorative. L'assegno sarà ricalcolato con il metodo contributivo e con un tetto massimo mensile pari a quattro volte il minimo, circa 2.250 euro lordi mensili (circa 1.750 euro netti). Questo tetto rimarrà fino ai 67 anni, età del pensionamento di vecchiaia, poi l’assegno diventerà pieno. Inoltre, i medici dipendenti privati, per conseguire il diritto a pensione, dovrebbero attendere l’apertura di una finestra di 6 mesi (attualmente sono 3), mentre i pubblici di 9 mesi (attualmente sono 6); di fatto, quindi, per un ospedaliero la pensione non potrà mai arrivare prima dei 62 anni e 9 mesi.
    • Riduzione dei rendimenti della parte retributiva della pensione. È qui che si annida il danno più pesante per i medici dipendenti (ma anche per maestri, infermieri, dipendenti comunali e ufficiali giudiziari) che non sono già andati in pensione, a prescindere che si tratti di pensione anticipata o di vecchiaia. Per la quota retributiva dell’assegno, determinata con il vecchio sistema di calcolo, la tabella delle aliquote di rendimento, che risale al 1995, sarà sostituita da un’altra, inserita come allegato alla Legge di Bilancio. Sono colpiti tutti i medici che sino al 31 dicembre 1995 possono contare su un’anzianità contributiva da 1 settimana fino a 14 anni e 6 mesi, avendo diritto ad un trattamento misto (retributivo+contributivo).

Non devono quindi preoccuparsi, perché (allo stato) non avranno alcun danno, né i medici che hanno contributi soltanto dal 1996 in poi (calcolo totalmente contributivo), né al contrario i medici che, sino al 31 dicembre 1995, hanno acquisito almeno 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di contribuzione. Gli altri avranno invece un taglio della quota retributiva compreso fra il 23,87 e l’1,27%.

Le domande che i medici si fanno sono anch’esse sostanzialmente due:

    • Se anticipo il pensionamento posso in qualche modo evitare i tagli? La risposta è no, a meno che non si riesca ad acquisire una pensione con decorrenza 1° dicembre 2023, ma dato che il medico dipendente deve dare per le dimissioni un preavviso di almeno 6 mesi, sembra una strada piuttosto difficile da percorrere.
    • E allora posso fare qualcos’altro per evitare il ridimensionamento della mia pensione futura? In attesa che la norma si consolidi, coloro che ne hanno la possibilità dovrebbero (entro e non oltre il 31 dicembre 2023), cercare di arrivare ai 14 anni, 6 mesi ed un giorno di contributi ante 1° gennaio 1996, attraverso riscatti effettivi o figurativi (anni di laurea, servizio militare, periodi di maternità ante servizio). Per il riscatto degli anni di laurea, soprattutto, è importante fare la domanda prima che scatti il 2024, perché altrimenti il beneficio pensionistico finirebbe pressoché annullato dall’incremento del costo del riscatto stesso. Il riscatto potrà poi sempre essere rifiutato se cambieranno i presupposti o dovesse risultare troppo oneroso.

Queste le prime riflessioni, ma torneremo certamente ancora su questi importanti temi, man mano che si preciseranno contenuti e interpretazioni delle norme in arrivo.

Previdenza
Commenti
SB
Stefania Bianchi
Sono medico dipendente ASL. Mi sono laureata a giugno 1987 abilitata a novembre 1987 con iscrizione, come da procedura amministrativa, all'ordine medici della mia provincia dal gennaio 1988. Allora la quota ENPAM era prevista dal secondo anno di iscrizione, per me da gennaio 1989. Se la norma introdotta dal 1990 in poi, che prevede il pagamento della quota ENPAM dal secondo MESE di iscrizione all'ordine venisse applicata retroattivamente io dal QUESTO 1° novembre (2023) sarei, utilizzando il cumulo gratuito, in pensione con il sistema misto. QUESTA POSSIBILITA' MI E' STATA NEGATA DA ENPAM A CUI HO CHIESO DI PAGARE, ANCHE MAGGIORATI DA MORE ... I CONTRIBUTI PER GLI UNDICI MESI (FEBBRAIO-DICEMBRE 1988 DURANTE I QUALI TRA L'ALTRO HO LAVORATO) DEL 1988 PER I QUALI ALL'EPOCA NON ERA ANCORA PREVISTO LO STESSO PAGAMENTO. QUESTO MI AVREBBE CONSENTITO DI ESERCITARE IL MIO DIRITTO DI FAR PARTE DEI "FIGLI" OVVERO COLLEGHI LAUREATI DAL 1990 IN POI E NON DEI "FIGLIASTRI" OVVERO COLLEGHI COLPEVOLI DI ESSERSI LAUREATI PRIMA DEL 1990. RITENGO ENPAM COLPEVOLE DI QUESTA VERGOGNOSA DISCRIMINAZIONE CHE PUNISCE I MEDICI CON LAUREA PRE-1990 MA NEL CONTEMPO ESIGE IL PAGAMENTO DELLA QUOTA ANNUA CALCOLATA NON DISSIMILMENTE DA OGNI ALTRO MEDICO, INDIPENDENTEMENTE DALLA DATA DI LAUREA. SE QUETSA MIA RIFLESSIONE PUO' ARRIVARE AD ENPAM NELLA PERSONA DEI SUOI FUNZIONARI .... CHE SI VERGOGNINO!!!! E CHE CONSENTANO A CHI HA SUDATO NON MENO DI CHI SI è LAUREATO DOPO DI POTER SANARE, SE DESIDERATO, I MESI MANCANTI (RIPETO--> PERCHé ALL'EPOCA NON RICHIESTI) ANCHE CON LE PREVISTE MAGGIORAZIONI. Buona vita ... ma solo a chi se lo merita.
Rispondi
07/11/2023 09:48
TG
Tommaso Gismondi
Che lo scritto in neretto, così come è scritto, dice tutto ed il contrario di tutto. Non ha le idee chiare o impari a scrivere
Rispondi
04/11/2023 09:43
UL
Umberto Lollio
Chi come me (classe 1955) aveva deciso di rimanere fino a 70 aa, non tanto per aumentare l’assegno (la differenza era di poco più di 100€), ma perché si sentiva in grado di continuare, si ritrova con un assegno inferiore rispetto a chi avendo le stesse anzianità decise di andare in pensione al compimento dei 67 anni. Lo trovo paradossale.
Rispondi
02/11/2023 22:28
MB
Maria Bindi
la cosa assurda che viene chiesto di rimanere in servizio e poi ti decurtano una parte della pensione
Rispondi
02/11/2023 17:50
NM
Natale Mangano
questa è ultima spiaggia per Enpam; deve intervenire subito aumentando la pensione di quota A in modo da rifondere parzialmente il danno procurato ai medici pensionati INPS da questa misura. I medici non accetteranno più due pesi e due misure sopratutto non accetteranno più i superstipendi delle cariche direttive di Enpam che dovranno abbassarli e soccorrere i colleghi ospedalieri in difficoltà. Oliveti che mi sembri quello con buon senso agisci subito.
02/11/2023 15:19

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