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Anelli (Fnomce): Dare risposte a tutto il mondo medico in sofferenza per la contrazione del personale, altrimenti sarà sciopero

Professione Redazione DottNet | 16/07/2024 12:59

"In piazza per la messa in discussione del ruolo della professione e la perdita del potere d’acquisto degli stipendi che il Censis ha quantificato in -6,1% in sette anni, tra il 2015 e il 2022"

“Auspichiamo tutti che la stagione delle piazze e delle proteste non riguardi la Sanità, proprio per le peculiari tutele che i medici garantiscono e per le quali chiedono un riconoscimento. Ma se le risposte attese non dovessero arrivare, credo che i professionisti sanitari dovranno chiederne conto alla politica”. Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, all’indomani della presa di posizione del sindacato Anaao-Assomed, che ha evocato nuovamente la piazza per l’autunno, se gli aumenti economici del contratto 2022-2024 stabiliti dalla scorsa Legge finanziaria - e che notizie di stampa danno come lontanissimi dagli indici inflattivi - non saranno integrati da finanziamenti extracontrattuali.

“È tempo che si diano risposte a tutto il mondo medico – continua Anelli - in grande sofferenza per la contrazione del personale, la messa in discussione del ruolo della professione e la perdita del potere d’acquisto degli stipendi che il Censis ha quantificato in -6,1% in sette anni, tra il 2015 e il 2022”. “Credo sia necessario – aggiunge ancora - che il mondo medico mostri compattezza e determinazione nella difesa del Servizio sanitario nazionale. I medici sono il volto del Servizio sanitario nazionale e, insieme a tutto il personale sanitario, oggi continuano a garantire con generosità e altruismo, così come affermano 8 italiani su 10, le prestazioni ai cittadini”.

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Prestazioni che, come emerge anche dal rapporto definitivo del sistema di Garanzia 2022, appena pubblicato dal Ministero della Salute, non sono assicurate in maniera uniforme sul territorio nazionale. Sono otto, infatti, le Regioni e Province autonome italiane che non garantiscono a pieno i Livelli essenziali di assistenza. E la situazione potrebbe peggiorare con l’autonomia differenziata, tanto che la Fnomceo, nell’ultimo Consiglio nazionale, ha approvato all’unanimità una mozione proprio per chiedere maggiori garanzie. Due gli aspetti che, in particolare, preoccupano i medici: il primo, la materia della Salute, sulla quale molte Regioni hanno espresso l’intenzione di richiedere l’autonomia legislativa. Il secondo, la devolution delle Professioni, materia che è indipendente dalla definizione dei Lep e può quindi essere richiesta subito, prima degli appositi accordi previsti per le 23 materie regolamentate dalla Legge, come è già accaduto, ad esempio, per il Veneto. Rischiando di creare, di fatto, almeno per quanto riguarda le professioni sanitarie, sistemi differenti per ogni Regione.

“La richiesta di trasferire la delega sulle professioni dal Governo centrale alle Regioni – conclude Anelli - crea ulteriore incertezza e preoccupazione: apprezziamo e condividiamo la presa di posizione dei 106 presidenti di tutti gli Ordini territoriali, che ha dimostrato, ancora una volta, l’unitarietà della Professione medica. Auspichiamo quindi risposte certe e segnali concreti, in assenza dei quali i professionisti sanitari non potranno esimersi dal chiedere, con tutti i mezzi previsti dalla Costituzione, garanzie per i cittadini e per il Servizio sanitario nazionale”.


 

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