Canali Minisiti ECM

Disastri di parete addominale, 47enne conviveva con l’intestino nel gluteo e nella gamba

Sanità pubblica Redazione DottNet | 26/11/2024 13:47

Operato con successo al Monaldi (UOC di Chirurgia Generale) dall’equipe del dr. Diego Cuccurullo

Michele (nome di fantasia) conviveva da oltre 13 anni con un lombocele complesso, causato dalla lacerazione di parte dei muscoli laterali larghi dell’addome a seguito di un grave incidente stradale con politrauma. Un difetto della parete addominale che, progressivamente, lo aveva portato a convivere con la completa fuoriuscita dell’intestino, spostatosi verso il gluteo e la gamba sinistra e per il quale a nulla erano servite diverse operazioni chirurgiche effettuate in altre strutture, anche fuori regione.

Il suo, a detta di diversi centri a cui si era rivolto, era un caso troppo complesso da affrontare.

A soli 47 anni, avrebbe dovuto convivere con una condizione clinica che comprometteva significativamente la sua qualità di vita. Dopo aver ricevuto diagnosi di inoperabilità e aver consultato specialisti in tutta Italia, si è rivolto all’Unità operativa complessa di Chirurgia Generale dell’Ospedale Monaldi di Napoli, diretta dal dr. Diego Cuccurullo che, forte dell’esperienza maturata nel trattamento dei disastri di parete, ha affrontato il caso con un approccio multidisciplinare e ha ritenuto possibile un approccio chirurgico.

pubblicità

L’intervento è stato estremamente innovativo e ha fuso tre tecniche differenti la hug technique (un "abbraccio" prolungato per riportare gli organi in addome), l’impianto di un dispositivo speciale per trazionare, stringere e allungare le fasce addominali e, infine, la tecnica definita "di Madrid" per la ricostruzione parietale con protesi. 

«Quando è giunto alla nostra osservazione, abbiamo sottoposto il paziente a indagini diagnostiche approfondite e, alla Tac, ci siamo resi conto che la cavità addominale era completamente svuotata dalle viscere. L’intestino non era più nella sua naturale sede. - spiega il dr. Cuccurullo che era a capo dell’equipe che ha eseguito l’intervento - ma abbiamo ritenuto possibile una correzione chirurgica con un intervento unico nel suo genere. L’ho ribattezzato ‘Stretto abbraccio a Madrid’ proprio dalla fusione delle tecniche impiegate. Per descrivere la complessità e delicatezza della procedura basti pensare che sono state usate protesi così grandi da sfiorare il metro quadro di dimensione». L’intervento è perfettamente riuscito e il paziente non solo ha avuto un decorso post-operatorio eccellente, ma è stato già dimesso in ottime condizioni, tornando alla sua attività sociale e lavorative senza complicazioni e recuperando una vivibilità che, ormai, per lui era diventata insperata.

«L’Ospedale Monaldi è un centro di riferimento nazionale per i disastri di parete e per gli interventi chirurgici dell’addome complesso, trattiamo con successo casi che altri giudicano inoperabili impiegando tecniche all’avanguardia. Grazie alla competenza dei nostri professionisti adottiamo soluzioni multidisciplinari e innovative con risultati eccellenti che ci portano ad essere il primo centro della Campania per numero di casi e per complessità degli interventi», è il commento dell’avvocato Anna Iervolino, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.

Commenti

Rispondi

I Correlati

Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.

Dati ISTAT e allarme AUPI. Gli psicologi chiedono politiche strutturate su educazione digitale, prevenzione e ruolo delle piattaforme.

Il ministro della Salute difende lo stato del SSN e rivendica la strategia del governo: riorganizzazione dell’assistenza territoriale, valorizzazione dei professionisti e investimenti su prevenzione e digitalizzazione.

Liste d’attesa prima preoccupazione sanitaria per gli italiani: il 46% ritiene che il diritto alla salute non sia pienamente soddisfatto. I dati dell’indagine Euromedia presentata al summit MSD.

Ti potrebbero interessare

Nursing Up denuncia uno squilibrio strutturale tra medici e infermieri. Ma il punto non è solo quantitativo: il sistema sta cambiando senza aver chiarito chi fa cosa.

Dopo i dati AGENAS, i medici di famiglia intervengono: con il nuovo accordo possibili 60 ore al giorno per struttura. Ma l’attuazione resta il vero punto critico.

Monitoraggio AGENAS sul DM 77: meno della metà delle strutture è attiva e solo il 4% è pienamente operativa. Bene COT e assistenza domiciliare, ma restano forti divari territoriali.

La protesta di Pro Vita & Famiglia per una sentenza sul cambio di sesso anagrafico di un 13enne. Ma i termini reali sono molto diversi da come vengono presentati.

Ultime News

Più letti